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Depressione. Lo spettro che da mesi spaventa la famiglia e gli amici di Patrick Zaky ha un nome chiaro, di quelli che lasciano poco spazio all’immaginazione. Il ragazzo resistente, aperto al mondo, che nei primi mesi di prigione aveva trovato nella compagnia dei padri della rivoluzione del 2011 un motivo di resistenza e anzi di crescita personale, non c’è più: ha lasciato il posto a un giovane apatico, afflitto dai problemi alla schiena, che continua a chiedersi quando il suo incubo finirà e che trova nei rari contatti con la famiglia e nelle notizie da Bologna che madre, padre e sorella gli fanno arrivare un motivo di resistenza. Flebile, sempre più flebile.

A rendere di dominio pubblico lo spettro è stata ieri Hoda Nasrallah, l’avvocatessa dell’Eipr (Egytpian initiative for personal rights, l’ong con cui collabora Patrick) che dal primo giorno segue il suo caso, in occasione dell’ennesima udienza per la custodia cautelare: dopo più di 400 giorni di carcere senza un processo, la legale ha chiesto che i giudici vengano ricusati a causa – nelle parole che ha affidato all’agenzia Ansa – di un “ingiustificato accanimento” contro il ragazzo.

La risposta alla petizione arriverà fra oggi e domani: ma è probabile che sia negativa. Così come negativa sarà – a meno di sorprese – la risposta alla richiesta di rilascio: la detenzione di Patrick – che ha compiuto 28 anni in carcere – sarà con tutta probabilità prolungata, così come consente la legge egiziana in fatto di carcerazione preventiva. Ieri all’udienza è stato impedito l’ingresso ai rappresentanti dei Paesi europei – fra cui l’Italia – che si erano recati in Tribunale: in questi mesi la loro presenza è stata il simbolo concreto dell’attenzione con cui l’Europa e in particolare l’Italia, segue il caso di Patrick. Ma sarebbe falso dire che è servita a cambiare qualcosa: da Roma, così come da Bruxelles, non sono arrivate mosse reali sufficienti a far cambiare atteggiamento al Cairo. E Patrick – come Ahmed Santawy, ricercatore egiziano a Vienna, suo amico, con un profilo del tutto simile al suo, fermato a febbraio 2021 – è diventato pedina di una partita molto più grande di lui. Che nel caso di Roma porta il nome di Giulio Regeni, ricercatore dell’università di Oxford assassinato al Cairo nel febbraio 2016.

Patrick Zaky è un cittadino onorario bolognese

750351 thumb rep zaki cittadino onorario bolo - L'appello dal Cairo: "Zaky sta male, cambiate i giudici"

In mezzo c’è una famiglia e una comunità di amici, dal Cairo a Berlino a Bologna. E un’opinione pubblica, testimoniata dal segretario del Pd Enrico Letta che ieri su Twitter ha scritto “Non molliamo”.
Lui no, ma Patrick forse sì: due giorni fa su Facebook Marise, la sorella, ha pubblicato un post che a chi segue la vicenda ha detto molto. Una testimonianza scritta in carcere due anni fa da Ahmed Douma, uno dei padri della rivoluzione del 2011 in Egitto, condannato nel 2019 a 15 anni, anch’egli vittima di depressione: “Nudi, spezzati, hanno perso i sogni e con essi tutta la loro vita, anche se hanno solo vent’anni”. Questo è oggi Patrick Zaky nei pensieri di chi lo conosce meglio. Fonte: Repubblica

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