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Il Consiglio ecumenico delle Chiese (Cec), noto anche come Consiglio mondiale delle Chiese, ha chiesto al presidente turco Recep Tayyip Erdogan di rivedere la decisione di convertire Santa Sofia a Istanbul in una moschea. In una lettera a Erdogan, il Consiglio, che conta 350 chiese e rappresenta 500 milioni di cristiani, ha sottolineato come il provvedimento annunciato dal Consiglio di stato “inverta i segnali positivi di apertura della Turchia, trasformandoli in segnali di esclusione e divisione”.

“Nell’interesse di promuovere la comprensione reciproca, il rispetto, il dialogo e la cooperazione, ed evitare di coltivare vecchie animosità e divisioni, vi chiediamo urgentemente di riconsiderare la vostra decisione”, si legge inoltre nella missiva citata da Bbc.

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Il presidente turco ha finora respinto le critiche internazionali sulla conversione della Basilica di Santa Sofia in moschea. Il presidente ribatte che si tratta di una faccenda di “diritti sovrani” del suo Paese. “Quanti non reagiscono contro l’islamofobia nei loro Paesi stanno attaccando la volontà della Turchia di usare i suoi diritti sovrani”, ha detto Erdogan durante una cerimonia in videoconferenza. “Abbiamo preso questa decisione non in relazione a ciò che dicono gli altri, ma in relazione ai nostri diritti, come abbiamo fatto in Siria, in Libia e altrove”.

La Basilica si Santa Sofia, patrimonio Unesco dell’umanità, è stata costruita 1500 anni fa come cattedrale cristiana ortodossa, ma è stata trasformata in moschea dopo la conquista ottomana nel 1453. Nel 1934 fu convertita in museo per ordine di Mustafa Kemal Ataturk, il padre fondatore della Turchia moderna e secolare.

Venerdì il Consiglio di Stato, il più alto tribunale amministrativo della Turchia, ha revocato il provvedimento del 1934. Poco dopo Erdogan ha annunciato che l’ex basilica bizantina dell’antica Costantinopoli sarebbe stata aperta alle preghiere musulmane come moschea da venerdì 24 luglio.

Fonte: Repubblica

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