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221640609 e3700473 f8fe 4a0f 951a b73d8920b6f0 - L’Aspromonte assediato dal fuoco “Salviamo le faggete millenarie”

SAN LUCA (REGGIO CALABRIA) – Un rumore secco, quasi uno schiocco. E poi frusciare di foglie e rami spezzati, un tonfo che riverbera nella vallata. Un altro. E un altro ancora. Sembrano campane a morto, ma è l’urlo dell’Aspromonte assediato dal fuoco. Mangiati dalle fiamme cadono i lecci, i pini e le querce, si arricciano gli arbusti, crepita il tappeto di aghi di pino, pigne, foglie che fuma come brace. Basta un attimo e lingue di fuoco ballano sulle radici, si arrampicano sulla corteccia, corrono di albero in albero. Da San Luca a Mammola, da Cardeto a Roghudi il Reggino brucia.

Le fiamme cancellano boschi, devastano aziende agricole, distruggono abitazioni, spaventano animali selvatici. E di fuoco si muore. Da giugno, 5 persone sono state uccise dai roghi, quattro solo nell’ultima settimana. «Draghi venga a verificare di persona le condizioni del disastro» ha chiesto ieri il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà al premier. Che lo ha chiamato, ha subito spedito in zona il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio, e promesso aiuti e ristori per la ricostruzione futura. Quando qualcuno, magari, proverà anche a rispondere alla domanda che molti si fanno, ma che solo Goel — rete di cooperative antimafia — ha osato porre: «Come si fa a non sospettare che sia estranea la mano della ‘Ndrangheta?».

Il presente però è solo fiamme, fumo che annebbia l’orizzonte e quasi cancella la Sicilia, cenere che piove sulle spiagge, odore acre che copre anche il profumo del mare. Sono la faccia e le mani consumate di chi sta in prima linea. «Una cosa del genere non l’ho mai vista», dice Tonino Racco, una vita a presidiare i boschi prima da forestale, poi da operaio di Calabria verde. «Sono troppi», si è cantilenato negli anni, additandoli come simbolo di spreco. Oggi sono meno di 2.500, spediti sul fronte del fuoco dopo un corso di 16 ore fatto qualche mese fa. «Non si assume nessuno dall’83», sbuffa Racco, mentre guarda il cielo e aspetta il Canadair per dare al pilota le coordinate esatte del punto in cui sganciare il suo carico d’acqua.

Lassù, a due ore di tornanti da San Luca, è l’unico modo di intervenire. Nei boschi che in passato hanno fatto da prigione naturale a un esercito di sequestrati, arrivare è complicato. Le strade sono mulattiere e sentieri ripidi, per salire in vetta bisogna attraversare fiumare che diventano pietraie in estate. «Su con le autobotti? Impossibile», si sente rispondere la squadra dei vigili del fuoco di Firenze — una delle tante arrivate in queste ore da tutta Italia — dai carabinieri di San Luca. Insieme ai forestali e ai volontari della Protezione civile, da giorni anche i militari, che quelle zone le conoscono palmo a palmo, sono in prima linea.
La risposta all’emergenza è scandita sulla liturgia del Canadair: dodici minuti per arrivare al mare, altrettanti per tornare fra i monti, circa tre ore di autonomia, cinquanta minuti per volare a riempire i serbatoi di carburante. E nonostante i rinforzi arrivati anche dalla Francia, i mezzi aerei sono ancora troppo pochi.

Ardono i boschi della Valle infernale che custodisce le faggete vetuste, alberi millenari qualche settimana fa diventati patrimonio Unesco. Salvi «per adesso» insieme a «Demetra e alle sue ancelle, le nostre querce millenarie», dice Leo Autelitano, presidente del Parco dell’Aspromonte, che però avverte «l’emergenza non è finita». Brucia un fronte di quasi cinque chilometri di fuoco che Roccaforte del Greco taglia la pedemontana jonica e arriva fino a Cardeto, nell’hinterland di Reggio Calabria. Si consuma lo Zomaro, dove le fiamme minacciano i centri abitati di Mammola e Grotteria. Più a Nord, a Catanzaro, l’incendio che ha distrutto la pineta di Siano, polmone verde della città, ha costretto la direzione del carcere a evacuare per ore i detenuti perché le celle erano piene di fumo.
Ma è allarme anche in Sicilia, dove si combatte nel Palermitano e sulle Madonie, mentre un nuovo fronte di fuoco si è aperto a Linguaglossa, nei pressi di Catania. In Puglia bruciano ettari di macchia mediterranea a Porto Badisco nel parco naturale Otranto-Santa Maria di Leuca. In fiamme è anche La Castelluccia, area del Parco nazionale del Vesuvio, nel Comune di Massa di Somma. Il Sud soffoca. Di roghi, di incuria, ma forse soprattutto di cieca avidità.

Fonte: Repubblica

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