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221435501 0cdb1d6e 77a7 4f62 98dc 7928da6eefef - Le botte e poi l’accordo. Per l'inglese rapito l’ipotesi messinscena

MONTE SAN GIUSTO – C’è un giovane inglese, un turista di famiglia abbiente, che esce barcollando da un appartamento al primo piano. Una tuta con il cappuccio alzato. I carabinieri lo hanno appena liberato, mercoledì scorso, dopo pranzo: hanno accerchiato la palazzina verde di Via Carducci, a Monte San Giusto, colline dolci sopra Macerata. Hanno sfondato la porta. Dirà, il turista Patrick Sam Kourosh Demilecamps, 25 anni: “Mi hanno rapito a Firenze e portato qui in auto. Volevano settemila euro di riscatto”. Dirà ancora: “Mi hanno preso a calci, a bastonate, torturato con un taser”. E’ il fucile elettrico dei poliziotti americani, approdato da noi in queste stagioni.

I carabinieri l’hanno trovato scalzo, infreddolito, ammanettato. In una stanza d’affaccio sulla strada che porta a una palestra, a un veterinario. Nella camera a fianco erano in quattro, due italiani di origine marocchina, un ragazzo italo-guineano e la sua fidanzata, lei marchigiana. I presunti sequestratori. Il riscatto chiesto era oggettivamente esiguo, settemila euro. E infatti era un debito, accumulato in un’estate di grande godimento – nonostante il Covid presente – dall’inglese in vacanza. Era approdato il 22 giugno in Italia, a Rimini, Patrick. Con un’ampia disponibilità messagli in tasca dal compagno della madre, un manager. Aveva viaggiato tra il Centro e il Sud Italia, Bari, Palermo. E per un mese aveva frequentato questo tratto di Marche a ridosso dell’Adriatico. Le sue discoteche. Patrick aveva conosciuto Rubens Beliga Gnaga, 18 anni e la cattiveria d un adulto. Poi il connazionale Ahmed Rajraji, 21 anni. E Dona Conte, 22 anni, della Guinea, precedenti, un passato complesso e doloroso. Dall’autunno alla primavera i tre non fanno nulla, nei quattro mesi estivi provano a mantenere le loro vite appese lavorando nei locali della Riviera vicina. E lì trovano l’inglese gaudente. Si frequentano per un mese e gli offrono ingressi in disco, alcol e pure qualche cena. Lui accetta, corrispondendo promesse. Insieme, a volte, tornano a dormire all’alba nell’appartamento del più giovane, Rubens, fuori dal centro storico di Monte San Giusto.

Il ragazzo, appena maggiorenne, ci vive da due anni. Gliel’ha comprato il padre, marocchino appunto: si spacca la schiena portando Tir in tutta Europa. La madre è a Roma, con un altro fratello. Rubens cresce senza controllo e non ascolta le richieste del padre: “Per favore, non portare gente la notte in casa”. In quell’appartamento con parabola satellitare c’è gente fino alle cinque del mattino. Spesso i due amici africani, a volte accompagnati da Aida Carpani, lei 21 anni. Vive a cinque minuti da lì, Montegranaro, già in provincia di Fermo. E’ la fidanzata di Dona. “Quel gruppo parlava a voce alta fino all’alba”, raccontano adesso i vicini, “erano già intervenuti i carabinieri”.

Il mese di cene e di alcol sulla riviera di Civitanova Adriatica si conclude a fine settembre con la scomparsa del turista inglese: è fuggito a Firenze, portando con sé quel debito da 7mila euro. Va a vivere da un amico, ma presto il gruppo di Monte San Giusto lo rintraccia. Rintraccia l’amico, e siamo a giovedì 7 ottobre. Lo convince con le buone a farsi consegnare valigie e vestiti di Patrick e nelle loro mani quegli oggetti diventano l’esca per riavvicinare lui, il debitore. A  Firenze sono saliti solo i maschi e quando vedono il turista inglese lo colpiscono, lo bastonano, gli strappano i due orecchini con diamanti incastonati. Lo caricano in macchina e riportano a Monte San Giusto. Lì, questo è il racconto del giovane Patrick a cui i carabinieri danno fin qui credito, viene portato nella stanza dell’appartamento di Rubens, ammanettato, torturato con il fucile elettrico, saltuariamente nutrito con gli avanzi della gang. Questo racconto ha alcune fragilità, però. I sequestratori gli hanno lasciato il telefonino, con il quale Patrick, lunedì sera, ha contattato la famiglia mostrando la sua foto di ostaggio e inviando con Google Maps la localizzazione dell’appartamento italiano. Si attiverà così l’intervento internazionale che porterà i Ros a sfondare quella porta di casa. Il giovane Rubens, a sua difesa, ora dice al Gip del Tribunale di Macerata: “Era tutta una messinscena, Patrick ha voluto farsi fotografare con le manette”.

Alcuni segni di violenza il giovane inglese, che aveva già recuperato 1.900 euro da tre fonti, li porta. La procura si sta convincendo che il rapimento ci sia stato e che potrebbe essere verosimile l’accordo finale, la videochiamata con la famiglia fatta per convincerla a inviare il denaro. I quattro amici sono stati arrestati per sequestro di persona a scopo di estorsione. Tutti ai domiciliari.

Fonte: Repubblica

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