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213350267 004c679f 2861 4ee7 bbb5 45a26600f757 - L'epidemiologo La Vecchia: "Nella quarta ondata decessi ridotti a un decimo. E sarà così anche se saliranno i contagi"

La variante delta, medaglia d’oro nello sprint fra i coronavirus, sta trovando nei vaccini uno scudo efficace. “Senza di loro oggi saremmo in lockdown. Né restare in casa sarebbe sufficiente. Difficilmente infatti un virus così contagioso si farebbe frenare da misure restrittive”. Carlo La Vecchia, epidemiologo dell’università di Milano, è ottimista sul fatto che anche la quarta ondata sarà migliore delle precedenti. “E’ tragico, rischiamo purtroppo di arrivare a 50-100 morti al giorno a ottobre. Ma sono sempre dieci volte di meno rispetto alle ondate precedenti”.

L’epidemia sembra in una fase di stasi. Cosa succederà?

“I casi ufficiali sono tornati ad aumentare dal 2 luglio. Ma probabilmente la ripresa era iniziata già da metà giugno. In quel momento abbiamo cominciato a sentire l’impatto della variante delta. La prima settimana di luglio i contagi sono saliti del 41%. Nelle due settimane centrali abbiamo visto un’accelerazione, con crescite di circa il 100%. Siamo passati da un minimo di 728 casi al giorno il 2 luglio, su media settimanale, ai 4.050 del 22 luglio. In quattro settimane i casi sono balzati di 5 volte. Se fosse andata avanti così avremmo raggiunto i 30mila casi a fine agosto. Invece, proprio quando ci aspettavamo una crescita ulteriore, l’accelerazione è diminuita. Nell’ultima settimana, anziché un ulteriore raddoppio, siamo aumentati del 25%. Dai 4.050 di media settimanale siamo arrivati a 5.295. L’Rt, che era arrivato a 2,2 attorno a metà luglio, ora è rientrato intorno all’1,25”.

E i prossimi giorni?

“Abbiamo di fronte due possibili scenari, ma è impossibile prevedere quale strada imboccheremo. Se la discesa dell’Rt continuerà, nell’arco di una settimana arriveremo attorno all’uno, e l’epidemia si livellerà. Ma in Gran Bretagna, dopo un periodo di oscillazioni simili alle nostre, i contagi hanno ricominciato a salire fino a oltre 50mila. Nel primo scenario arriveremmo a un massimo con con 10mila contagi, forse anche meno. Nel secondo caso arriveremmo ai numeri inglesi, ma con un impatto sugli ospedali limitato e un numero di morti inferiore rispetto alle ondate precedenti: direi intorno a un decimo, nonostante questo virus sia estremamente contagioso. Se il ceppo di Wuhan aveva un indice di replicabilità pari a 2,5, la delta arriva tra 6 e 7. Vuol dire che un bambino positivo in classe può infettare altri 6-7 compagni. A differenza delle varianti precedenti, bastano contatti molto brevi, non c’è bisogno che si stia vicini per tempi prolungati”.

Ma a settembre avremo le scuole, quindi altra benzina sul fuoco?

“Non credo, abbiamo due terzi di persone vaccinate e circa dieci milioni di persone guarite. E’ vero che le due categorie in parte si sovrappongono, ma i livelli di copertura iniziano a diventare significativi. Tenendo conto che al 100% non arriveremo mai, abbiamo un buon tasso di vaccinazione fra gli over 70. I 60-69enni hanno ancora un 10-15% di seconde dosi da esaurire. Nella fascia d’età 50-59 manca un 10% di prime dosi e un 20% di seconde. Sotto ai 50 anni non ci aspettiamo casi gravi. Gli italiani, rispetto ad altri paesi, hanno accettato il vaccino con molta ragionevolezza, e gli effetti si vedono, anche a livello di decessi. Dall’inizio della pandemia abbiamo avuto circa 150mila vittime, leggermente di più rispetto alle 128mila ufficiali. Nella terza ondata, quella tra febbraio e maggio, i decessi sono stati la metà rispetto all’ondata dell’inverno precedente, che era arrivata a circa 50mila. L’impatto è destinato a ridursi ancora con il tempo. I vaccini infatti hanno efficacia non totale nell’impedire i contagi, soprattutto con la delta. Ma arrivano praticamente al 100%, e lo fanno tutti, nel prevenire casi gravi e decessi”.

Ma fino a quando dureranno le ondate?

“Ci saranno nuove ondate se e fino a quando arriveranno nuove varianti. Tutte le ondate finora sono state alimentate da una variante. A ottobre era un ceppo spagnolo, anche se allora non avevamo strumenti di sequenziamento per rilevarlo. A febbraio è arrivata la variante inglese. Senza di lei la discesa dei casi che abbiamo visto a gennaio sarebbe proseguita. A giugno, infine, è stata la volta della Delta. E speriamo che non arrivino nuove varianti che compromettano l’efficacia dei vaccini”.

Fonte: Repubblica

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