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BEIRUT – E’ altissima tensione in Libano dopo che il premier incaricato Saad Hariri ha rinunciato all’incarico dopo nove mesi di vani tentativi di trovare un accordo con il fronte politico capeggiato dal presidente della Repubblica Michel Aoun. Nel Paese da due anni travolto dalla sua peggiore crisi economica dalla guerra civile (1975-90), la lira locale ha perso ulteriormente valore rispetto al dollaro statunitense, segnando un record negativo (21mila lire per un dollaro, dopo che per più di dieci anni il cambio è stato fisso a 1500 lire per dollaro) che è il simbolo del collasso di un intero sistema politico e finanziario.

Alla notizia della rinuncia all’incarico da parte di Hariri, la rabbia covata da quasi 24 mesi di graduale discesa negli inferi della povertà e dell’assenza di servizi essenziali è esplosa violenta nelle piazze e nelle strade delle roccaforti del sunnismo libanese più impoverito. Per l’Onu più della metà della popolazione vive ormai sotto il livello di povertà. Le strade sono state bloccate a Beirut, Sidone, Tripoli e nella valle della Bekaa. L’esercito, i cui militari soffrono la crisi economica come tutti gli altri libanesi, è dovuto intervenire a sud di Beirut e in altre regioni. La tensione rimane altissima.

Hariri oggi era salito al palazzo presidenziale per incontrare Aoun. Per la seconda volta in due giorni, dopo che il premier incaricato aveva consegnato al capo di Stato la lista dei 24 ministri. Il colloquio odierno è durato solo venti minuti, sufficienti per i due per prendere atto di una rottura ormai insanabile. Al centro del contendere rimane da mesi la spartizione degli incarichi ministeriali per i dicasteri strategici come gli Interni e le Finanze. Quest’ultima poltrona si potrebbe trovare a gestire una ingente quantità di finanziamenti che la comunità internazionale, tramite il Fondo monetario internazionale, potrebbe sbloccare per sostenere la via d’uscita del Libano dalla crisi. Al termine dell’incontro lampo, Hariri ha commentato laconico: “che Iddio protegga il Libano”, in riferimento alla sempre più grave situazione in cui versa il Paese dove manca tutto: acqua, elettricità, benzina, medicine. E dove gli ospedali chiudono per mancanza di fondi e strumentazioni.

 Il Libano non ha un governo nel pieno delle sue funzioni dall’agosto scorso, quando il premier Hassan Diab si era dimesso subito dopo la devastante esplosione del porto di Beirut, nella quale sono morte più di 200 persone. Per questo crimine non è stato finora indicato nessun responsabile, nonostante l’inchiesta libanese abbia chiamato in causa otto personalità dei vertici dell’apparato politico e di sicurezza, protetti però finora dall’immunità istituzionale. Secondo la Costituzione Aoun deve ora riaprire le consultazioni per affidare l’incarico a un’altra personalità. Un passaggio formale che potrebbe durare ancora a lungo.

Fonte: Repubblica

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