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TRIPOLI – Da quando l’8 settembre la Camera dei Rappresentanti ha presentato una bozza di nuova legge elettorale, la dinamica politica in Libia ha subito un’accelerazione. Le ambasciate di Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Stati Uniti in Libia hanno diffuso un “tweet” per spingere tutti gli attori libici a “garantire l’inclusione e la libertà e a tenere elezioni parlamentari e presidenziali eque il 24 dicembre 2021”. In questa dichiarazione congiunta, i cinque Paesi annunciano la loro adesione all’invito dell’inviato speciale dell’Onu in Libia, Jan Kubis, dopo il suo ultimo intervento sugli sviluppi della situazione in Libia al Consiglio di sicurezza.

Le cinque ambasciate hanno sottolineato di seguire il percorso della road map per il “Forum di dialogo politico libico” in Tunisia, sottolineata nella risoluzione 2570 del Consiglio di sicurezza, come un passo essenziale per raggiungere una maggiore stabilità e unificazione della Libia. Il comunicato sostiene che “l’annuncio dell’8 settembre della Camera dei Rappresentanti di nuove norme per le elezioni presidenziali, insieme al lavoro dell’Alta commissione elettorale nazionale per preparare le elezioni, sono passi importanti verso lo svolgimento delle elezioni del 24 dicembre 2021”. I 4 paesi europei più gli Stati Uniti rilevano che “le leggi elettorali in Libia sono scadute, e invitano tutti gli attori a impegnarsi e determinare il quadro elettorale e tenendo conto di tutte le legittime preoccupazioni dei libici per lo svolgimento delle elezioni”.

Il senso dell’intervento diplomatico è chiaro: spingere gli attori libici a continuare a percorrere la strada che dovrebbe portare alle elezioni del 24 dicembre. Questo di fronte al possibile lavoro di sabotaggio di chi invece delle elezioni preferirebbe magari continuare in una situazione di incertezza, con la possibilità di far ritorno alle armi. In Libia, infatti, sono rimasti in piedi non solo molte milizie che non rispondono neppure ai principali centri di potere politico del paese (il governo di unità nazionale a Tripoli e il gruppo di potere legato al generale Haftar a Bengasi). Ma ci sono gruppi stranieri (da militari turchi a mercenari russi e di altre nazionalità) capaci di ostacolare un processo politico nazionale che porti il paese stabilmente fuori dalla condizione di continuo uso delle armi degli ultimi anni.

Fonte: Repubblica

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