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MOSCA – Nella cornice fiabesca della residenza del ministro degli Esteri a Mosca, le parole di Sergei Lavrov suonano dure come roccia: “Finché non avremo accesso ai fatti” sull’avvelenamento di Alexei Navalnyj, “non possiamo prendere sul serio tutte le prediche e le dichiarazioni” dell’Occidente, “noi come nessun altro siamo interessati a scoprire la verità e speriamo che i colleghi occidentali, e in particolare i tedeschi non vogliano sottrarsi agli obblighi internazionali”.
 
Luigi Di Maio ha cominciato il suo discorso parlando della solidità dei rapporti bilaterali con la Russia, che l’Italia intende rafforzare. Della necessità di una mediazione di Mosca con la Bielorussia di Lukashenko, il cui regime è tornato a condannare minacciando sanzioni, in linea con l’Europa. Ma è quando parla di Aleksei Navalnyj, del bisogno di arrivare alla verità sul suo avvelenamento, della violazione del diritto internazionale sulle armi chimiche, che “il collega Sergej” – come lo definisce il ministro degli Esteri italiano, dopo aver chiamato “amico” il ministro dell’Industria russo Denis Manturov – si ferma, tira fuori un foglietto dalla tasca interna della giacca impeccabile, e prende appunti con una stilografica nera.

Non li guarderà neppure, quando riprenderà a parlare tornando sul punto: L’avvelenamento di Navalnyj è un fatto “inquietante che ha molto colpito l’opinione pubblica italiana” oltre a essere “una grave violazione in tema di armi chimiche e di diritti umani fondamentali, è una vicenda che non può rimanere senza conseguenze”.

“Sentiamo dai partner – risponde Lavrov – che la cosa più importante è appurare i fatti ma il problema è che i fatti sono conosciuti e accertati”, mentre l’Occidente non condivide le informazioni che ha. Borrell mi ha spiegato che prima di prendere una decisione l’Ue analizzerà i fatti. Vogliamo che questi vengano resi noti non solo ai paesi dell’Ue ma anche ai paesi accusati dell’avvelenamento del dissidente”. E poi avverte che le mosse dell’Unione europea, che ha deciso di imporre le sanzioni a Mosca, non potranno restare “senza conseguenze”. L’accusa è chiara: “L’Europa, nell’abbandonare la diplomazia e sostituirla con le sanzioni, non solo ha preso esempio dagli Usa ma ne è anche influenzata, nel senso che Washington esercita pressioni in questo senso”.
 
L’incontro col ministro degli Esteri di Vladimir Putin – uno degli ultimi rappresentanti dell’élite ex comunista russa, coltissimo, abile, di una sapienza diplomatica riconosciuta ovunque – è durata meno del previsto a causa di un programma dai tempi troppo stretti per la vastità di Mosca e degli interessi italiani in Russia. Ma c’è un pranzo, che Di Maio deve almeno cominciare: “Calm, calm, Luigi, whenever you want”. Lavrov fa strada e mette la delegazione a sedere per mezz’ora: il tempo di una zuppa e qualche gambero. Poi, si riparte per l’Italia.

Fonte: Repubblica

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