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LONDRA – “Stop del Regno Unito a Huawei sulla rete ultraveloce 5G”. Sembra essere oramai questa la decisione del governo Johnson secondo il Sunday Telegraph. Un dietrofront clamoroso ma dettato da uno scenario geopolitico decisamente cambiato rispetto a mesi fa.

La decisione dovrebbe essere annunciata la prossima settimana, ufficialmente per un motivo tecnico: le sanzioni Usa contro la Cina, secondo l’intelligence britannica, avrebbero gravi conseguenze sul colosso tecnologico di Pechino, che non sarebbe più in grado per questo, a garantire quella sicurezza informatica che si pensava potesse offrire qualche tempo fa. Dunque, se i piani iniziali parlavano di Huawei coinvolta fino al 35% dello sviluppo delle rete telefonica-Internet 5G in Regno Unito nonostante le polemiche sui rischi di intrusione di Pechino e la furia di Trump, ora dovrebbe essere decretato lo stop più o meno immediato. E persino lo smantellamento delle strutture già esistenti di Huawei nell’infrastruttura Uk da realizzare entro il 2026-2027.

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In realtà, il ripensamento di Londra arriva soprattutto per due ragioni immediate. Una ritorsione contro Pechino per ciò che sta accadendo a Hong Kong e la nuova legge per la sicurezza nazionale che secondo il governo Johnson lede fortemente i diritti, le libertà dell’ex colonia e l’accordo della dichiarazione sino-britannica che diede il la alla cessione di Hong Kong alla Cina nel 1997 in base al mantra “un Paese, due sistemi” per limitare l’influenza cinese per 50 anni. E poi ci sono le pressioni americane, soprattutto in un momento in cui Londra deve trovare un accordo commerciale con l’amministrazione Trump che possa parzialmente compensare la voragine che lascerà la Brexit (per cui i negoziati con l’Ue stanno andando male) e l’addio all’unione doganale e al mercato unico europeo.

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Inoltre, qualora Johnson confermasse l’impegno con Huawei con il 5G, si ritroverebbe in casa una grave rivolta interna da parte di molti conservatori, capitanati del presidente della Commissione Esteri a Westminster Tom Tugendhat, che da tempo fanno blocco e spingono per allentare i rapporti con la Cina, secondo loro deleteria e non solo nel caso della rete ultra veloce per cui “Huawei sarebbe un cavallo di Troia per spiarci”. Dopo il disastro della gestione dell’emergenza coronavirus, il premier britannico non può permettersi una disfatta politica anche sul caso Huawei, tra l’altro all’interno del suo stesso partito. Per questo Londra ora compie una radicale marcia indietro su una decisione, quella su Huawei, in passato sostenuta platealmente dall’ex premier Theresa May e dallo stesso Johnson, soprattutto per i costi limitati di Huawei e la tecnologia elevatissima rispetto ad altri partner. Ma la crisi di Hong Kong ha scatenato e accelerato dinamiche probabilmente inevitabili, visto il contesto geopolitico.
 Fonte: Repubblica

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