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LONDRA. C’è una morte di una donna a Londra che, per amici, parenti e un tabloid, è sospetta e rilancerebbe ombre sul Cremlino. Due settimane fa, Irina Izmestieva, russa nata in Ucraina 52 anni fa, ex presentatrice tv, regista e produttrice cinematografica, è stata trovata senza vita sul suo divano nella sua casa di tre piani da circa 10 milioni di euro a Kensington, una delle zone più ricche di Londra, a due passi da Kensington Palace.

Il decesso di Izmestieva non è considerato sospetto dalla polizia e dagli inquirenti. Smentita la prima ipotesi di morte per Covid (“anche se tossiva molto, prendeva antibiotici e si sentiva poco bene nei giorni prima di morire”, secondo l’amica Miranda Mirianashvili), ufficialmente si pensa a cause naturali, anche perché sinora non sono stati trovati altri elementi che possano fare pensare il contrario. Tuttavia, secondo il quotidiano inglese Daily Mail, la storia resta oscura: parenti e conoscenti della donna chiedono l’intervento dell’intelligence Mi5 nelle indagini, perché secondo loro “ci sono diversi sospetti”.

Innanzitutto, Izmestieva era l’ex moglie di Igor Izmestiev, uno dei tanti oligarchi russi arricchitosi dopo la caduta dell’Unione Sovietica grazie al petrolio e poi uscito dalle grazie del presidente Vladimir Putin, che pure lo considerava un suo favorito con tanto di ricchi regali, pare per alcune operazioni finanziarie ed espropri che non sarebbero piaciute al Cremlino. Così, nel 2006, Igor e Irina scappano, insieme alle due figlie gemelle e una serie di ricchi asset russi, prima in Germania e poi a Londra, dove comprano la lussuosa magione tramite un fondo con base alle Isole Vergini.

Ma nel 2008, sempre secondo il Daily Mail, Igor viene “circuito” da un agente russo dei servizi segreti Fsb per un “affare” in Kirghizistan, dove però viene arrestato dalle forze dell’ordine all’atterraggio. Le accuse, sempre smentite dall’uomo e da sua moglie Irina, vanno dalla truffa all’evasione fiscale, dalla corruzione all’omicidio, fino al terrorismo. Secondo il quotidiano inglese, alla base della discordia ci sarebbe stato anche un castello art nouveau rosa, della famiglia Izmestiev, vicino alla residenza di Putin di Novo-Ogaryovo, che però il presidente avrebbe ordinato di vendere. Nel 2010, il processo all’uomo provoca scandalo internazionale tra gli attivisti dei diritti umani. Izmestiev viene condannato all’ergastolo, e si trova tuttora in carcere nella famigerata prigione “Cigno Bianco” sugli Urali. Varie richieste di grazia presentate per il 55enne Izmestiev sono cadute nel vuoto, nonostante promesse contrarie del Cremlino.

Irina, nel frattempo, ha sempre vissuto a Londra, con le due figlie 21enni gemelle Sasha e Arina, conducendo una vita ricca e mondana, provata da foto amichevoli con il Principe Harry e attori. Ma negli ultimi tempi, secondo il resoconto di alcuni suoi amici al Daily Mail, la donna sarebbe stata “nervosa”, tanto da ingaggiare un autista privato per le ragazze. Alla base ci sarebbero stati problemi di proprietà riguardo alla sua abitazione. Ma, secondo il quotidiano inglese, l’inquietudine di Irina sarebbe dovuta anche alla sua decisione di denunciare il governo russo alla Corte Europea dei Diritti dell’uomo per il trattamento riservato al suo ex marito. Una mossa che, per il Daily Mail, avrebbe irritato Mosca.

Il quotidiano dà poi voce alla “preoccupazione” e ai sospetti di amici e conoscenti di Irina, anche se l’articolo non contiene prove o indizi di un coinvolgimento di Mosca nella “improvvisa” morte della donna, né le autorità britanniche per ora mostrano di nutrire alcun tipo di sospetto al di là del decesso naturale. Ma certo, a qualcuno sono tornate alla mente altre morti, sospette e non, avvenute sul suolo britannico negli ultimi anni. Nel 2006, l’avvelenamento al polonio dell’ex spia Alexander Litvinienko, secondo le autorità britanniche ed europee ordinato direttamente dai servizi segreti russi Fsb, poi quello al novichok della spia doppiogiochista Sergej Skripal e sua figlia a Salisbury tre anni fa anche qui per mano di due agenti direttamente legati al Cremlino. Oppure, nel 2012, la morte del banchiere russo in esilio nel Surrey, Alexander Perepilichnyy, collassato in mezzo alla strada con alcune tossine nel cuore che ne avrebbero provocato l’arresto cardiaco, fino al suicidio sospetto nel 2013 di un altro ex oligarca russo ed oppositore di Putin, Boris Berezovskij, nella sua casa nell’inglese Berkshire.

Fonte: Repubblica

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