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“Ma quale rapimento, era solo una messinscena”. Parla, davanti al gip, uno dei quattro arrestati per il presunto sequestro di un ragazzo inglese di 25 anni a Monte San Giusto, un piccolo comune in provincia di Macerata. E racconta la sua versione dei fatti, opposta a quella sin qui ricostruita: “Non era un vero rapimento, ma una finzione per convincere la famiglia dell’inglese a spedirgli 7.000 euro per saldare un debito”, dice Rubens Beliga Gnaga, il più piccolo dei quattro ragazzi accusati del sequestro, 18 anni appena, l’unico a rilasciare dichiarazioni durante l’interrogatorio.

Il gip Giovanni Manzoni ha convalidato gli arresti e ha disposto gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico per lui, Dona Conte (22 anni) e Ahmed Rajraji (21 anni). Domiciliari, ma senza braccialetto elettronico per la 20enne Aurora Carpani. Ma restano ancora numerosi i dettagli da chiarire.

Come si sono conosciuti i ragazzi? L’inglese ha raccontato di aver fatto un tour in Italia visitando diverse città: Firenze, Napoli, Bologna e di essersi poi fermati nei dintorni di Macerata. Qui avrebbe conosciuto i quattro che lo avrebbero poi ricontattato qualche giorno fa prima di rapirlo, picchiarlo con bastoni, torturarlo con un taser e rinchiuderlo, legato a una scala, in un appartamento, con poco cibo e zero luce per richiedere del denaro ai suoi genitori, una famiglia facoltosa.

Un piccola somma, realistica per un riscatto? Secondo le rivelazioni dell’arrestato il giovane inglese, invece, si sarebbe fatto prestare dei soldi da uno dei quattro, una somma di denaro mai restituita. Per riparare a quel debito avrebbe allora architettato insieme ai nuovi amici il finto rapimento. Ma le parole di uno dei presunti carcerieri sono ancora da verificare.

Verità o strategia difensiva? Due degli altri tre ragazzi si sono dichiarati estranei ai fatti, un altro non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Ora, oltre al fascicolo in procura, proseguono le indagini dei carabinieri di Macerata.

Fonte: Repubblica

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