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maladolescenza un grido di dolore sul disagio giovanile - Maladolescenza, un grido di dolore sul disagio giovanile

C’è molto dolore, ma anche molta sensibilità e rispetto in “Maladolescenza”, questo libro curato da Carlo Picozza, giornalista di Repubblica e responsabile della Formazione dell’Ordine del Giornalisti del Lazio, e Maria Belli, avvocata ed esperta in mediazione familiare e minorile, che esce  con l’editore Media&Books con i bellissimi disegni di Massimo Bucchi e riunisce gli atti di un convegno organizzato proprio dall’Ordine.

Un libro che è un viaggio tra storie difficili e che, non a caso, è dedicato a Noemi Durini, la ragazza di sedici anni di Specchia, in provincia di Lecce, uccisa dal suo fidanzato, e Desirée Mariottini, anche lei sedicenne, vittima della droga e di violenze inaudite nel cuore di San Lorenzo, in un pezzo di città abbandonato diventato un covo di pusher.

E così ecco che si ripercorre il ritmo degli interventi, spesso drammatici, del convegno. Il grido della mamma di Desirée (“Quale giustizia mi ridarà mia figlia?”) e quello di Immacolata Rizzo, la madre di Noemi (“Rispetto, non parole che uccidono ancora”). E poi il tempo scandito dai racconti del disagio giovanile, quelli del bullismo, delll’omofobia, delle dipendenze, delle angosce, dell’anorressia, della bulimia, della violenza. Un saggio coraggioso che ha anche il merito, come accade nel miglior giornalismo, di non voler fornire risposte ma indicazioni, pezzi di realtà, soprattutto per aiutare i genitori ad un approccio diverso con i figli ed evitare che i drammi avanzino inesorabili. Un particolare da sottolineare, la stragrande maggioranza di chi parlò a quel convegno è rappresentata da donne, da giornaliste come Floriana Bulfon, Maria Tiziana Lemme, Cristiana Cimmino e Marida Lombardo Pijola, da psichiatre come Valeria Pasqualoni, avvocate come Claudia Sorrenti e referenti della legalità di un liceo romano, il Cavour, come Rossella Ghirlanda.

«Quello che salva la vita dei più fragili  e dei più sensibili” scrive nella prefazione lo psicanalista e scrittore Massimo Recalcati “non si trova nel sapere degli specialisti, ma negli incontri che rendono possibile la scoperta di un desiderio proprio: un insegnante, un libro, un viaggio, un allenatore, un amico più grande, un fratello, una sorella. È questo il vaccino che salva la vita dei nostri figli: incontrare il proprio desiderio, la propria vocazione, scoprire il proprio talento. È un crocevia dove la scuola, come ho ricordato spesso, gioca un ruolo decisivo nel bene e nel male. Il rischio più profondo è che l’incentivazione smisurata delle sensazioni forti precluda l’acquisizione di una esperienza effettivamente formativa. È un rischio che da sempre ha coinvolto lo snodo dell’adolescenza ma nel nostro tempo pare amplificarsi. Perché?»

«Abbiamo parlato di adolescenza e bullismo, di adolescenza e dipendenze dalla droga, dall’alcol, dal gioco, dal web, dal cibo” spiega Picozza “Sono state indicate le angosce con le quali i ragazzi devono fare i conti quotidianamente. Per crescere, i figli hanno bisogno di poter contare sul rispetto che gli adulti riservano loro, alla loro alterità, alla loro dignità».

“Perché il buio in famiglia?”si domanda Maria Belli “Perché nel mio lavoro di avvocata ho visto che ogni tipo di disagio nasce da una situazione familiare difficile. I ragazzi, di frequente, si caricano di angosce perché si sentono oggetto di aspettative. I figli non sono conti in banca dai quali prendiamo i frutti, ma sono quei piccoli estranei che reclamano accortezze e rispetto”.

Fonte: Repubblica

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