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LONDRA – “Mangia fuori, al ristorante o al pub: paga Rishi!”. E cioè Sunak, il giovane e rampante cancelliere dello Scacchiere britannico (il ministro delle Finanze), che ieri a Londra ha presentato un altro corposo pacchetto di aiuti di Stato per tenere a galla l’economia del Regno Unito nell’emergenza Covid. Tra le molte misure annunciate, che insieme a quelle dei mesi scorsi secondo il Financial Times costeranno oltre 350 miliardi di sterline (circa 390 miliardi di euro, il doppio che nella crisi del 2008 in Uk), c’è quella dello sconto del 50 per cento sul conto di un pasto al pub o in un ristorante, in tutto il Regno Unito.

Il meccanismo è molto semplice, così come l’obiettivo: far ripartire l’industria della ristorazione, martoriata anche qui dal lockdown e ora dalle regole di distanziamento sociale. Non ci sono buoni pasto, buoni spesa o special “card” dello Stato. Almeno per il cliente, la burocrazia è ai minimi. Basta sedersi, mangiare al ristorante e si avrà automaticamente lo sconto, per un massimo di 10 sterline di sgravio (circa 11 euro) su un conto di 20 sterline. Toccherà poi al ristoratore o al gestore del pub chiedere il rimborso allo Stato entro cinque giorni.

Sembra una misura socialista, invece è solo il governo di Boris Johnson che, nonostante numerosi e clamorosi errori nella gestione sanitaria dell’emergenza coronavirus, ha però sostenuto sinora con estremo vigore l’economia britannica, con una raffica di aiuti alle imprese, prestiti a costo zero e cassa integrazione pagata all’80% dallo Stato a quasi tutti, persino ai lavoratori autonomi. L’altro giorno, per esempio, sono stati destinati circa 1,8 miliardi di euro al settore della cultura, uno dei più colpiti dalla crisi: un provvedimento che ha attirato molte lodi, anche dai più scettici. Il tutto per tenere in vita tutti i settori dell’economia britannica, in attesa che si esca dal tunnel.

Solo ieri, oltre allo sconto ai ristoranti, il 40enne Sunak ha annunciato altre misure importanti: tra le altre, la Vat (cioè l’Iva britannica) abbassata dal 20 al 5% per il settore della ristorazione e dell’ospitalità; lo stop alla tassa del passaggio di proprietà degli immobili, per risollevare il settore, ma criticato dai laburisti perché “quei soldi era meglio destinarli ai più poveri”; un bonus di mille sterline per ogni lavoratore (per un totale di 9 miliardi) destinato a quelle imprese che faranno tornare a lavorare i propri dipendenti (sottraendoli così alla cassa integrazione dello Stato pagata in molti casi almeno fino al prossimo autunno) e 2 miliardi per la riconversione “verde” delle abitazioni, secondo gli ultimi standard ambientali. 

Fonte: Repubblica

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