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PESARO – Ieri la sofferenza a Mario non ha dato tregua. Una di quelle giornate in cui il suo corpo è stato puro tormento. Però, in casa, con la mamma che è il suo sostegno e la sua roccia, Mario ha trovato le parole per esprimere comunque, con parole pacate, la gioia per l’approssimarsi della meta. Ci sarà una fine al dolore, forse non immediata, ma ci sarà. E per lui che macinava chilometri quando faceva il camionista, appassionato di moto, allegro, pieno amici, su e giù per l’Italia, prima che dieci anni fa un incidente lo lasciasse paralizzato in un letto, oggi la meta è il commiato da una vita che non è più vita. Il documento del Comitato etico dell’Azienda sanitaria delle Marche che ha detto “sì”, Mario potrà accedere al suicidio assistito, gli è stato letto parola per parola.

«La cosa che mi ha fatto un gran piacere è che tutte le cose che ho detto finora, sia agli amici dell’Associazione Coscioni che ancora non mi conoscevano, sia in tribunale o alla commissione medica, sono state riconosciute dal Comitato etico come vere», ha detto Mario, la cui voce è ancora chiara, netta, per nulla flebile, nonostante da dieci anni sia ormai tetraplegico, immobilizzato dalle spalle ai piedi.

Dopo quello schianto, una sera, da cui non credeva di risvegliarsi e invece ha riaperto gli occhi. In un letto da cui non si è più rialzato, nella quiete della sua bella casa marchigiana, senza barriere, con il giardino, dove oggi vive con la mamma, dopo la morte del papà nel 2015, assistito da due infermieri in tutte le sue funzioni primarie. Una casa in cui i sentimenti hanno uno spazio sobrio, poche lacrime, anzi, ogni tanto, scampoli di allegria. «Sono fiera e orgogliosa per quello che mio figlio ha saputo fare — dice oggi questa donna tenace che ha sempre appoggiato la battaglia di Mario — ma adesso che è arrivato il momento, il pensiero mi fa soffrire perché so che lo perderò».

Il dolore della perdita certo, ma quanto può fare male a un madre vedere il proprio ragazzo (i figli restano sempre un ragazzi) che oggi può soltanto muovere un dito, ha spesso infezioni e convulsioni, preda di un dolore che nulla placa? Mario sa che chi lo ama soffrirà, la mamma, il fratello, gli amici cari, gli amici dell’Associazione Coscioni. E della sua decisione, in un giorno di tanti anni fa, aveva parlato con suo padre, nella quiete del giardino di casa. «Mi sento contento, strafelice — dice oggi Mario — anche se quelli che mi stanno più vicino adesso cominciano a rendersi conto, e dunque essere più dispiaciuti. E a me dispiace soprattutto per mia madre. Iniziano a realizzare quello che farò: schiacciare quel bottone per accedere al farmaco per il suicidio assistito». E morire.

Ci vuole coraggio. Era pronto a partire per la Svizzera Mario, poi ha contattato Marco Cappato e ha capito che la sentenza su Dj Fabo aveva aperto una strada anche in Italia per il suicidio assistito. Forse sarà il medico di Eluana Englaro a praticarlo, Mario Riccio, con una tecnica che permetterà a Mario di effettuare da solo l’ultimo gesto. Perché Mario ha convinto il Comitato etico presieduto dal professor Paolo Pelaia, anestesista docente universitario. «Non c’è stata bugia in tutto quello che ho raccontato. Solo un susseguirsi di parole e sensazioni e sentimenti di una persona al limite della sopportazione e assolutamente fedeli alla realtà. Sentivo che le cose che si stavano smuovendo, e poi finalmente è arrivata la telefonata da parte dell’Asur che tanto attendevo. Da li è iniziata una trafila di esami medici».

Mario, un grande e bel sorriso, ci tiene a specificare, a ribadire i passi della sua battaglia. La lucidità della sua mente. «Il Comitato ha capito che sono pienamente capace di decisioni libere e consapevoli, di autodeterminarmi. Hanno riconosciuto la sofferenza fisica, psicologica, intollerabile. Altrimenti non avrei raggiunto questo traguardo, insieme al collegio di difesa che mi ha sostenuto. Mi ha dato tanto orgoglio questo riconoscimento. Non sarebbe bastato un normale avvocato per arrivare a tanto. Insieme stiamo facendo la storia di questo Paese».

Le notizie, la fatica, la nutrizione a volte via Peg, a volte per bocca. Ieri Mario era esausto ma felice. «Come sto? Vado a giorni alterni. Ci sono giorni con più dolore e giorni che soffro di meno. Però adesso mi sento rilassato. Mi sento svuotato della tensione che ho accumulato in questi undici anni, diventata insopportabile in questi ultimi mesi. Sono orgoglioso di quello che ho fatto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Fonte: Repubblica

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