Condividi:

Mentre il mondo osserva i Giochi di Tokyo, nel cuore del Mediterraneo il fuoco sfiora la culla della fiamma olimpica, lì dove nacquero le antiche Olimpiadi. In queste ore, da Atene ad Olimpia, la Grecia è in balia dei roghi. Sembra quasi un messaggio della storia, un promemoria della crisi climatica: l’emergenza che cambierà il nostro futuro è dappertutto, qui, adesso.

I boschi della Sardegna e della Sicilia, la Pineta Dannunziana di Pescara, le foreste di Cipro, Albania, Marocco, Macedonia e ora la Turchia e la Grecia: brucia l’intero Mediterraneo. Le impressionanti immagini dei turisti che scappano e si rifugiano nella località turca di Bodrum si ripetono ora da Atene fino al Peloponneso, dove le fiamme lambiscono le rovine dell’antica Olimpia. Come in Turchia, in Grecia migliaia di persone lasciano case e villaggi: ad Evia, dove il ministero ha inviato esercito e Canadair, le persone sono scappate dalla spiaggia persino via mare su barche private. Più di 150 roghi in Grecia, sviluppati dopo una settimana di temperature caldissime, un’ondata di calore senza tregua, come quelle che abbiamo già visto dal Canada alla Siberia.

Uno dei problemi centrali di questa estate torrida è proprio questo: le ondate di calore permangono più a lungo su territori già aridi e i venti caldi sospingono fiamme che si propagano velocemente. Sebbene le cause siano diverse, dai roghi italiani che per il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani sono “per il 70% responsabilità dell’uomo”, di cui quasi il 57,4% dolosi e il 13,7% legati a incidenti, sino a quelli sviluppati nell’est del Mediterraneo dopo ondate di calore infinite, c’è sempre di mezzo il cambio della circolazione indotto dal cambiamento climatico.

“Ogni singolo evento − spiega Antonello Pasini, fisico del clima del Cnr − è diverso e difficile da attribuire al surriscaldamento, ma è indubbio che questo ha portato a un ampliamento verso nord della circolazione equatoriale tropicale. È cambiata proprio la circolazione sul Mediterraneo: mentre prima c’era il famoso anticiclone delle Azzorre adesso ci sono anticicloni africani, più forti come temperature e che portano ondate di calore più intense. Il riscaldamento globale ha fatto espandere la cella di Hadley della circolazione tropicale equatoriale verso nord e questo porta all’invasione del Mediterraneo di anticicloni africani che inducono eventi estremi, sia di calore che di precipitazioni”.

Così a Langadas, in Grecia, la colonnina di mercurio ha toccato 47,1 gradi, poco meno del record greco di tutti i tempi di 47.5°C a Nea Filadelfia. Diverse cittadine turche, siciliane e greche hanno registrato ripetutamente soglie sopra i 40 gradi con minime, come a Creta, persino di 36 gradi. Dati che danno l’idea della “peggior ondata di caldo nel Paese nei tempi moderni”, l’ha definita il direttore dell’Osservatorio nazionale di Atene, Kostas Lagouvardos. In tre giorni in Grecia è bruciata più della metà delle aree distrutte nel 2020. In Sardegna oltre 20mila ettari di boschi. In Turchia peggio: 136mila ettari, tre volte la media.

La crisi climatica sta esasperando i fenomeni intensi che portano il Mediterraneo a bruciare, persino i venti. “I venti di scirocco in questa estate sono stati molto persistenti – dice Pasini – Col surriscaldamento le ondulazioni della corrente che va da ovest verso est a medie latitudini stanno diventando più allungate in senso nord-sud: significa che si fermano di più e si creano situazioni di blocco in cui permangono di più sia gli anticicloni che i venti di scirocco, venti caldi deleteri per gli incendi”.

Gli scienziati del servizio europeo di monitoraggio dell’atmosfera Copernicus parlano di Mediterraneo come “hotspot di incendi” dove i cambiamenti climatici rendono le ondate di calore “più probabili e più gravi”. Se si aggiunge siccità, boschi secchi e mal gestiti e l’azione dell’uomo, è chiaro come il Mare Nostrum si trasformi in polveriera. Gli incendi sono così più frequenti (per Cingolani in Italia c’è stato “un aumento percentuale piuttosto rilevante rispetto anche agli anni precedenti”) e più potenti, come in Turchia dove la potenza radiativa di fuoco ha raggiunto i valori più alti registrati dal 2003. Significa fuoco, fumo, aria inquinata: il particolato aumenta i rischi di malattie e la combustione della biomassa nel Mediterraneo produce sostanze inquinanti, sostiene uno studio della Milano-Bicocca, che finiscono per contaminare perfino i sedimenti dei fondali marini.

Lunedì, quando verrà diffuso il nuovo rapporto dell’Ipcc, gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici, avremo forse un quadro ancor più chiaro sui rischi futuri del Pianeta se non riusciremo ad evitare l’innalzamento delle temperature a +1,5 gradi. “Ma temo non siano buone notizie – chiosa Pasini – E intanto da metà della prossima settimana prepariamoci anche noi: in Italia nuova ondata di calore”.

Fonte: Repubblica

Condividi:

Di

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Su questo sito Web utilizziamo strumenti di prima o di terzi che memorizzano piccoli file (cookie) sul dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare report di navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare adeguatamente i nostri servizi /prodotti (cookie di profilazione). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore. Cookie policy