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messina storia di paolo morto da precario a due mesi dalla pensione - Messina, storia di Paolo. Morto da precario a due mesi dalla pensione

Paolo Todaro aveva 67 anni e tra due mesi sarebbe andato in pensione. Ed era, come si dice in gergo, un centounista della forestale. Cioè lavorava solo 101 giornate all’anno per vigilare sui boschi della provincia di Messina. Un precario, insomma. E quello era anche il suo unico impiego, col quale campava moglie e figlia disoccupate. È stata in una di queste giornate da “stagionale”, sabato mattina, che Paolo Todaro è morto. Stava andando, alla guida di un’autobotte, a lottare contro il fuoco che da fine giugno distrugge e ferisce il verde della Sicilia. Era quasi arrivato a San Filippo Superiore, una zona collinare a 13 chilometri da Messina. All’improvviso è caduto in un dirupo, per lui non c’è stato nulla da fare. Il corpo di Todaro è stato recuperato solo nella tarda serata di sabato dai vigili del fuoco e dai colleghi della vittima. L’autobotte ha fatto un volo di 60 metri. È stata trovata distrutta. «Mio marito ci teneva molto a concludere il servizio prima della pensione. Quel lavoro era la sua passione», ha detto tra le lacrime la moglie a chi è arrivato a consolarla.

«La politica si dovrebbe fare molte domande. Ad esempio, perché il lavoro del forestale, che è molto faticoso, non è inquadrato come lavoro usurante? E come mai c’era un nostro collega che lavorava a 67 anni? Il povero Paolo era ancora idoneo a due mesi dalla pensione», dice Giovanni Cavallaro, dirigente responsabile dell’ispettorato ripartimentale forestale di Messina.
Paolo Todaro era un lavoratore instancabile e nonostante dovesse andare in pensione a settembre, voleva lavorare sempre sul campo e non dentro un ufficio. «Detestava la scrivania e era uno dei più esperti sui fronti del fuoco», racconta un collega.

La procura di Messina sulla fine di Paolo Todaro ha aperto un’inchiesta e ha disposto l’autopsia. Non sono ancora chiare la dinamica e le cause dell’incidente. L’ipotesi più probabile è che l’operaio forestale sia stato colpito da un malore.
Ieri mattina a trovare la vedova è arrivato anche Giovanni Salerno: «Una disgrazia che ci colpisce. Siamo sottodimensionati è vero ma c’è in itinere una convenzione con il Parco dei Nebrodi per utilizzare il personale in comando. Il governo regionale si è reso disponibile».

Ma la morte dell’operaio forestale ha scatenato, oltre al cordoglio, anche le polemiche. «Sull’incidente chiediamo certezze, verità. In attesa di risposte, chiediamo ai soliti noti di risparmiarci il vecchio copione bagnato di lacrime da coccodrillo», afferma il segretario generale della Uil Sicilia, Nino Marino. Nel Corpo forestale siciliano gli uomini in divisa sono appena 400 e 20mila sono i precari. E si tratta di un’armata zoppa composta quasi per intero da over 55. Nelle scorse settimane l’Ars ha dato il via a nuove assunzioni che però non sono ancora partite. Il caso limite è proprio quello di Messina dove, denuncia la segretaria generale della Fai Cisl di Messina, Sabina Barresi, «siamo sotto di 250 unità e la riforma del comparto stenta a decollare».

La provincia nord- orientale dell’Isola ha 108 comuni, due parchi e nove riserve naturali sui quali vigilano appena 31 agenti del Corpo forestale: cinque in sala operativa e gli altri chiamati a tenere d’occhio i roghi. Facendo un veloce calcolo: un forestale ogni quattro comuni.

Fonte: Repubblica

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