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174614468 64d67b46 167c 464e ab12 c6bde200443c - Molti soldi, poche regole, piccoli beneficiari: la nuova filantropia di MacKenzie Scott, l'ex signora Bezos

NEW YORK  – Che fosse la filantropa più ricca al mondo si sapeva, o quanto meno si poteva presumere, avendo divorziato da Jeff Bezos per colpa tutta sua. Però MacKenzie Scott si sta distinguendo anche come la donatrice più originale nel panorama dei paperoni globali, e così forse si avvia a rivoluzionare l’interno sistema, in base agli elementi raccolti da un’inchiesta dell’Economist.

MacKenzie di mestiere avrebbe voluto fare la scrittrice, ma si era ritrovata a guidare l’auto con cui andava verso Seattle col fidanzato storico Jeff, mentre lui a fianco scriveva il business plan della sua improbabile visione diventata poi Amazon. Quindi quando dopo 25 anni di matrimonio Bezos ha deciso di lasciarla per la vistosa giornalista televisiva Lauren Sanchez, lei si è ritrovata con un portafoglio personale da 60 miliardi di dollari, che ne ha fatto subito la ventiduesima persona più ricca al mondo. In più è rimasta col 4% delle azioni di Amazon in tasca, che visto il continuo rialzo dei colossi digitali, le garantisce di non finire mai i soldi da regalare. E siccome a differenza dell’ex marito lei ha firmato il “Giving Pledge”, ossia l’impegno a restituire alla società quasi tutto quello che la società le ha dato in termini di opportunità e successo, la questione diventa un caso estremamente positivo di cane che si morde la coda.

Qui subentra il fattore originalità di MacKenzie, che l’Economist ha definito la più “unusual billionaire” del panorama filantropico. Come prima cosa, sul piano personale ha sposato l’insegnante di scienza nella scuola dei suoi figli, tanto per confermare che è una donna della classe media con i piedi per terra, a differenza dell’ex marito che invece insegue il piano B per ricollocare l’umanità nello spazio. Poi non ha creato una grande foundation, come ad esempio gli ex coniugi Bill e Melinda Gates, ma si è messa a fare donazioni come privata cittadina. Così nei primi 12 mesi di attività ha già regalato 8,6 miliardi di dollari, che fanno impallidire i 5,8 elargiti dai Gates nel corso del 2020.

La differenza fondamentale però è un’altra, e cioè la modalità dei finanziamenti, oltre alla loro entità. I grandi filantropi in genere creano delle enormi burocrazie, che stabiliscono i ferrei criteri delle donazioni, i limiti per l’utilizzo dei soldi ricevuti, e le modalità di controllo. Quindi danno la maggior parte dei quattrini ad altre grandi organizzazioni, che poi li gestiscono direttamente o li assegnano ad entità più piccole. Per fare un esempio, la Gates Foundation è il più grande donatore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità dopo il governo degli Usa, e attraverso Gavi guida il più grande progetto per la vaccinazione globale, non solo contro il Covid. Encomiabile, nonostante la madre dei cretini sia sempre incinta, e quindi girino le teorie complottiste più risibili sugli interessi personali inconfessabili di Bill.

MacKenzie però ha scelto un’altra strada. Ha fatto 786 donazioni personali, a beneficiari che nella metà dei casi hanno meno di 50 dipendenti. Non ha pubblicato bandi complicati per l’assegnazione dei fondi, ma si è limitata a sentire i suggerimenti di consulenti come The Bridgespan Group, e poi ha fatto di testa sua. Per il 90% dei recipienti, quello di Scott è stato il regalo più sostanzioso mai ricevuto in tutta la loro esistenza. Si va dall’Interfaith Youth Core di Chicago, che ha incassato 6 milioni di dollari con cui ha fondato pure una rivista online sui giocatori di baseball ebrei, a progetti per istruzione, salute, parità di genere, razza, cultura, diritti umani.

Donando come privata cittadina, MacKenzie ha pochi limiti legali, e si accontenta di ricevere uno strigato rapportino per tre anni su come sono stati usati i suoi soldi. Questo ha generato qualche critica, da parte di chi l’accusa di non essere trasparente. Un punto importante, perché data la dimensione del suo patrimonio ha la capacità di avere una forte influenza politica e sociale, anche se lo ridistribuisce in piccole dosi. Lei stessa, del resto, dice che sta imparando lungo la strada, e quindi il metodo potrebbe cambiare. Intanto però sta mostrando una via diversa, che potrebbe rivoluzionare il mondo della filantropia.

Fonte: Repubblica

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