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PIACENZA – L’appuntato Peppe Montella aveva capito tutto. E, per questo, aveva paura. Sapeva che la Guardia di Finanza gli stava dietro. Sapeva che conoscevano i suoi traffici di sostanze stupefacenti da Milano a Piacenza, in accordo con i fratelli Giardino. Conoscevano i suoi modi di fare con gli spacciatori della città. “Era bianco pallido, non respirava più” dice alla fidanzata Matteo Giardino. A dirgli tutto era stato proprio lui, Giardino.

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Il ragazzo, anche lui arrestato, è un carrozziere. Al quale Montella aveva portato la sua nuova Audi per alcune riparazioni. Si tratta della macchina acquistata in una concessionaria veneta con modi non esattamente convenzionali: “Gli ho spaccato tutto e si sono pisciati sotto” diceva Montella del raid che lui stesso aveva fatto nel rivenditore d’auto. Il carrozziere Giardino mentre lavora alla macchina sente che dai bocchettoni dell’area condizionata arriva uno strano rumore. Pensa a un problema nei filtri o a qualcosa che magari è finito dentro per caso. E invece trova la microspia installata dalla Guardia di Finanza.

Corre così a informare nella sede della caserma dei carabinieri Levante, Montella. Che capisce immediatamente che stava cominciando l’inizio della fine. “È un casino” gli dice. Pensa subito ai suoi traffici di droga. Immagina, sbagliando, che sia finito in un’inchiesta nata proprio dai fratelli Giardino, spacciatori milanesi, senza capire invece che il centro dell’indagine è lui. “Lo ammazzo” dice a Matteo, riferendosi al fratello Daniele, che gestisce il traffico. “Ma cosa fai? Guarda che tu fai il carabiniere. Paghi per due”.

“Lo ammazzo” insiste Montella. Che, racconterà la madre, da quel giorno in poi diventa nervosissimo, intrattabile. Montella fa bonificare tutte le altre auto che usa, e anche quelle degli amici: ci sono microspie ovunque. Convoca i suoi pusher informatori per avvisarli di quello che potrebbe accadere. Ma, incredibilmente, così come riportano i pm nelle nuove carte dell’inchiesta, la richiesta di custodia cautelare, “tutta la preoccupazione di Montella non era l’essere potenzialmente sottoposto ad indagini ma il blocco dell’approvvigionamento di sostanza stupefacente da Giardino e, di conseguenza, i mancati introiti”.

“Bisogna trovare un altro sistema – diceva – con il Covid non ti puoi muovere… la pagheremo di più; la pagheremo di più. Serve un altro che viene da Milano e ce la porta fino a qua, capito? I fornitori di Giardino – continua la Procura – erano comunque operativi e l’unico problema era il trasporto dello stupefacente a Piacenza. Montella aveva proposto a Giardino  di ingaggiare un corriere di sua conoscenza che avrebbero potuto inviare a ritirare la droga direttamente dai calabresi”. Ipotesi sfumata perché “con i calabresi”, dicevano, era ammesso a parlare soltanto Giardino. Anche questo dovrà spiegare oggi l’appuntato Montella davanti al gip che lo ha interrogato in carcere, per la prima volta.

Fonte: Repubblica

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