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Twitter “rallentato” in Russia. È il primo monito al social network colpevole, secondo Mosca, di non avere rimosso contenuti vietati dalla legge russa e potrebbe preludere a un blocco totale della piattaforma se non cancellerà oltre 3mila cinguettii che “incitano i minori al suicidio, contengono pornografia infantile e informazioni sull’uso della droga”. Il “prossimo candidato a queste misure” potrebbe essere Facebook, ha detto il deputato Anton Gorelkin, membro della commissione della Duma, la Camera bassa del Parlamento, sulla Comunicazione. 

La mossa non è che il culmine delle crescenti tensioni tra Mosca e i giganti del web americani Twitter, Facebook e YouTube, ma anche il cinese Tik Tok, accusati di diffondere materiale a sostegno dell’oppositore in carcere Aleksej Navalnyj, nonché inviti ai minori a prendere parte alle recenti manifestazioni anti-governative. Soltanto pochi giorni fa il presidente Vladimir Putin aveva detto che “la società crollerà dall’interno” se Internet non “si sottometterà alle leggi formali e morali della società”.

Mosca ha gradualmente introdotto leggi più severe per regolamentare Internet: richiede ai motori di ricerca di eliminare alcuni risultati, ai servizi di messaggistica istantanea di condividere le chiavi di crittografia con i servizi di sicurezza e alle piattaforme web di memorizzare i dati degli utenti sui server in Russia. E lo scorso dicembre la Duma ha approvato ulteriore ammende per i siti che non eliminano i contenuti vietati e restrizioni per quelli che “discriminano” i media russi.

Misure che hanno suscitato il timore di una censura sul modello cinese in Russia, ma che finora hanno avuto solo un successo parziale. Ieri, ad esempio, l’agenzia per le comunicazioni e i media Roskomnadzor ha avvertito che avrebbe rallentato la velocità di caricamento di audio, foto e video, ma non dei testi, su tutti i dispositivi mobili e su metà dei desktop.

Ma, a parte un ritardo di alcuni secondi nell’aggiornamento, Twitter in realtà ha funzionato perlopiù normalmente nella Federazione nelle ore successive all’annuncio, mentre sono state segnalate difficoltà di accesso a diversi siti web governativi, inclusi quelli del Cremlino, del governo, del Parlamento e dello stesso Roskomnadzor. 

Rostelecom ha attribuito le interruzioni di connessione a un guasto dei router, i commutatori, ma i blackout hanno ricordato a molti utenti quelli seguiti nel 2018 ai tentativi falliti di bloccare l’app di messaggistica istantanea Telegram che si era rifiutata di fornire ai servizi di sicurezza le chiavi di crittografia per decodificare i messaggi dei suoi utenti. Segno, secondo gli esperti, che la Russia non ha ancora le capacità tecniche per limitare l’accesso alla Rete nonostante l’annuncio nel 2019 di un cosiddetto “Internet sovrano” per isolare il Paese.

“Quello che doveva essere in parte un test a livello nazionale dell’infrastruttura del Runet sovrano, in parte un avvertimento alle piattaforme globali (e in parte un messaggio rassicurante per Putin), ha fallito su tutti i fronti”, ha commentato su Twitter Andrej Soldatov, autore di The Red Web sulla “lotta tra i dittatori digitali russi e i nuovi rivoluzionari online”.

Fonte: Repubblica

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