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054557910 4db56638 b40b 4389 9946 35ac67ab07d6 - Myanmar-Giappone, Motegi: "Tokyo pronta a congellare tutti gli aiuti allo sviluppo"

Il Giappone e’ pronto a congelare ogni forma di assistenza ufficiale allo sviluppo di Myanmar, anche per i progetti già in corso, se la crisi politica innescata dal golpe militare in quel Paese non si avvierà verso una soluzione. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri del Giappone, Toshimitsu Motegi. “Non vorremmo assolutamente ricorrere a questa misura, ma e’ necessario affermare con fermezza che sara’ difficile continuare (a sostenere Myanmar) nelle attuali circostanza”, ha detto il ministro nel corso di una intervista a “Nikkei”. “Come sostenitori del processo di democratizzazione e come amici di Myanmar, è nostro obbligo farci portavoce della comunità  internazionale e trasmettere questo messaggio con fermezza”, ha aggiunto il ministro. Il Giappone ha fornito a Myanmar 189,3 miliardi di yen (1,74 miliardi di dollari al tasso di cambio attuale) sotto forma di aiuti allo sviluppo nel 2019, piu’ di qualsiasi altro Paese ad eccezione della Cina, che non ha divulgato dati precisi. Tokyo ha gia’ congelato i negoziati con Myanmamr per l’individuazione di nuovi progetti beneficiari degli aiuti allo sviluppo in risposta al golpe militare del primo febbraio scorso; Tokyo ha iniziato a fornire assistenza allo sviluppo del Myanmar nel 1954, e da allora non ha mai sospeso tali aiuti.

La giunta di Myanmar ha destituito due funzionari presso l’ambasciata del Paese a Tokyo, in Giappone, che avevano aderito ad un boicottaggio in segno di protesta contro il golpe militare del primo febbraio scorso e la violenta repressione delle manifestazioni civili. Lo riferisce l’agenzia di stampa giapponese “Kyodo”, secondo cui il ministero degli Esteri della giunta ha revocato lo status diplomatico dei due funzionari a Tokyo e il loro passaporto, ed ha negato loro l’ingresso all’edificio dell’ambasciata, dove hanno vissuto sino all’inizio di marzo. Lo scorso febbraio la giunta birmana ha licenziato l’ambasciatore del Paese alle nazioni Unite, ed abbia espulso il proprio inviato a Londra dall’ambasciata nella capitale britannica.

Hanno superato quota 800 le vittime della repressione in Myanmar ad opera della giunta militare che ha preso il potere lo scorso primo febbraio, deponendo la leader Aung San Suu Kyi e il presidente Win Mynt. Lo indicano i dati raccolti dall’Associazione per l’assistenza ai prigionieri politici, secondo cui le persone rimaste uccise durante gli scontri degli ultimi cento giorni sono almeno 802. Tuttavia, avvertono gli stessi attivisti, il numero reale delle vittime potrebbe essere ben superiore.
Il conto include sei persone uccise nella giornata di ieri nello Stato di Chin, nel nord-ovest del Paese, e nelle due principali citta’ birmane, Yangon e Mandalay. Alle vittime vanno aggiunte 4.120 persone che sono state arrestate dopo il golpe, 20 delle quali gia’ condannate a morte

Fonte: Repubblica

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