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182752268 5ec9b478 da6b 4e8f a72f 6e5b591e8a9f - Natale, vince il regalo riciclato: quasi la metà degli italiani rincarta i doni

Ci sono gruppi sui social, per mettere alla berlina “il pigiama tutto sintetico che fa venire il prurito”, regalato dalla suocera. Ci sono app e siti per barattare o vendere oggetti che non si usano. E ci sono siti che elencano le regole per riciclare bene un dono, altri (soprattutto con fini ambientalisti) che dicono perché è tanto importante non sprecare l’ennesima sciarpa ricevuta in regalo. E se vi sembra di aver già letto questo pezzo su quanti doni si ricicleranno quest’anno è perché ad ogni Natale il problema si ripresenta. Dati alla mano, cresce il numero di chi disfa il cesto con i prodotti alimentari e li distribuisce ad amici e parenti o (sempre trovata sui social) chi fotografa il cofanetto con prodotti cosmetici e scrive “viene riciclato nella nostra cerchia da anni, questa volta è capitato a me”.

L’anno scorso si era calcolato che sarebbero stati 23 milioni gli italiani pronti a riciclare i regali, ben 2 milioni in più rispetto ai 21 del 2018. Quest’anno, il Centro studi di Confcoperative ne calcola 24 milioni, non un aumento non eclatante, ma va considerato che la pandemia ha ridotto le spese e le occasioni in cui si doveva preparare “un pensierino” (la tipologia più adatta al riciclo) per i colleghi, o gli amici aggiunti all’ultimo momento al cenone. Non cambia, rispetto al 2019, la tipologia di regalo riciclato con più frequenza: sempre al primo posto i generi alimentari (per il 50%  sono vini, spumanti, prosecchi, dolci, panettoni, pandori e torroni); seguono, come l’anno scorso e per il 25%, sciarpe, guanti, cappelli, cosmetici e profumi; per il 20% si riciclano libri. Nuovo ingresso con il 5%, vista la pandemia,  gel disinfettanti, mascherine e dpi. I riciclatori sono per il 60% donne, 3 su 10 riporteranno i doni nei negozi per trasformarli in buoni da spendere o cambiarli (55% donne 45% uomini) e 4 su 10 ricicleranno i doni ricevuti per queste festività o che giacciono negli armadi. L’online non sfonda come per gli acquisti, soltanto 3 su 10 proveranno a rivendere i regali tramite siti e app, ma tra questi 9 su 10 hanno meno di 30 anni, e sono per il 60% uomini. 

Silvia Sirmenti, esperta di marketing, suggerisce: “Premetto che ritengo un regalo riciclato non necessariamente una brutta cosa, soprattutto ora che essere attenti agli sprechi è anche un dovere sociale. Se dovessi coniare uno slogan per promuovere il riuso del dono parlerei di generosità, attenzione e sincerità. Il momento del riciclo potrebbe addirittura diventare occasione di socializzazione: ci si riunisce e si prova a fare scambio. Sincerità, perché facendo attenzione a non urtare i sentimenti si dovrebbe sempre  dire se si vuole cambiare un regalo, attenzione, perché non tutti accettano questa sincerità”.

Pur sostenuti dal rispetto per l’ambiente, dal beneplacito dei pubblicitari e dalla consapevolezza che quel profumo proprio non lo si userà mai, quando si ricicla un regalo ci si sente in colpa. Il perché lo spiega Caterina Tabasso, psicologa dell’Aipa, Associazione italiana psicologia analitica: “Dipende non soltanto dalla “buona educazione”, il disagio ha a che fare anche con parti irrazionali della nostra psiche, che tendono a investire l’oggetto che ci viene regalato di qualità simboliche del rapporto con chi regala – osserva la psicologa – e infatti è più facile riciclare regali di persone con le quali il rapporto non è stretto, o con le quali il rapporto si è interrotto.” Tabasso suggerisce come superare questo senso  di colpa: “Le tendenze attuali a liberarsi del superfluo e la maggiore sensibilità alle tematiche dello spreco e del rispetto dell’ambiente ci possono dare una mano: oggi sappiamo che la produzione di molti oggetti, così come del cibo stesso, ha costi che in senso ampio possiamo definire ecologici. Possiamo quindi serenamente “spogliare” un regalo dei significati simbolici e relazionali che gli attribuiamo, considerarlo “tal quale” e riciclarlo, dandogli così una nuova chance. È un gesto molto più etico del semplice tenerlo chiuso in un armadio”.

Fonte: Repubblica

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