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NEW YORK – I segreti del laboratorio di Wuhan nelle mani dell’intelligence americana. Un “tesoretto”, come l’ha definito ieri Cnn dandone notizia, fatto di dati e sequenze genetiche provenienti proprio dall’Istituto di virologia posizionato nei pressi del mercato dove emerse il primo grappolo di contagi. Sì, l’unico in Cina ad avere un gabinetto di biosicurezza di massimo livello: quello da cui, secondo una delle teorie sulla diffusione del Covid-19 – inizialmente accantonata come complottista ma ora ritenuta plausibile da alcuni studiosi e governi – potrebbe essere accidentalmente “fuggito” il virus capace di scatenare la pandemia contagiando 200 milioni di persone nel mondo e provocando 4 milioni e mezzo di morti. Una tesi duramente contestata da Pechino: ma su cui, dopo il rapporto pubblicato a marzo da molti giudicato incompleto, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ora vorrebbe indagare più approfonditamente.

Come (e quando) gli americani abbiano messo le mani su informazioni così sensibili, nessuno lo sa. Erano quasi certamente in un cloud su server esterno violato da qualcuno: forse una nazione alleata, che li ha poi passati a mani più esperte.

O almeno così si spera: perché decifrare quei dati grezzi trasformandoli in informazioni sensate non sarà facile. I documenti sono complessi – potrebbero esserci pure i progetti genetici tratti dai 22mila campioni di virus studiati nel laboratorio – scritti col linguaggio specialistico degli esperti di biotecnologie e, soprattutto, redatti in mandarino. Serve, insomma, uno scienziato cinese di cui gli americani si fidino: e non è affatto facile dopo la stretta di Donald Trump nei confronti di studenti e professori provenienti dalla Repubblica Popolare. Non solo: il materiale è così abbondante che per gestirlo serviranno i computer più potenti d’America: quelli del laboratorio nazionale del Dipartimento dell’Energia solitamente usati per analizzare i dati sul clima.

Non si farà in tempo, insomma, per la deadline di 90 giorni imposta a maggio dal presidente Joe Biden alle agenzie di intelligence affinché arrivasse sul suo tavolo entro fine agosto un rapporto completo sulle origini del virus, capace di indicare al governo «nuove direzioni di indagine e domande specifiche da porre alla Cina». E quasi certamente sarà chiesta una proroga di altri 90 giorni.

Le sequenze genetiche sottratte ai cinesi fanno comunque sperare gli 007 che si arrivi a capire come abbia fatto il virus a passare dagli animali all’uomo: un nodo ritenuto cruciale per determinare se il Covid sia stato trasmesso in modo naturale o sia effettivamente fuggito dal laboratorio. Gli studiosi, però, restano scettici: «Se pure dovessimo trovare la sequenza mancante, non basterà a farci capire cosa è successo davvero » dice il virologo Robert Garry della Tulane University alla Cnn: «Servono informazioni sulla provenienza dei campioni, i tempi, i contesti in cui sono stati acquisiti».

Ma per l’amministrazione, ogni informazione capace di aggiunge un nuovo tassello al puzzle finora irrisolvibile delle origini del Covid-19 è cruciale. Tanto più che le 17 agenzie di intelligence americane sono ancora profondamente divise nelle ipotesi sulle origini del virus e dunque incapaci di dare a Biden il consiglio giusto.
Lo conferma Amanda Schoch, portavoce della National Intelligence, al Washington Post: solo una è convinta che il virus sia uscito – incidentalmente – dal laboratorio.

Cia, Fbi e Nsa pensano il contrario. Mentre le altre non hanno una posizione netta. Intanto, però, lontani ormai i tempi di quando i dem vedevano la possibilità del virus fuggito dal laboratorio solo in termini di complotto, le due ipotesi dividono ormai pure i membri dell’amministrazione. Anche per questo Biden ha bisogno di risposte. I segreti di Wuhan vanno svelati al più presto.
 

Fonte: Repubblica

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