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BANGKOK. Ogni donna nepalese di età inferiore ai 40 anni potrebbe avere presto bisogno di un’autorizzazione della propria famiglia e del locale governo per poter viaggiare all’estero da sola, specialmente nei paesi del Medio Oriente e in Africa. La proposta del Dipartimento per l’Immigrazione, in attesa di approvazione dal ministero dell’Interno, sta scatenando da giorni la reazione indignata di molte organizzazioni dei diritti umani e non solo nel paese himalayano, dove la nuova legge è stata giustificata dal rischio di uno sfruttamento delle lavoratrici emigrate.

A dispetto dei dati preoccupanti riferiti da The Guardian sui traffici di esseri umani che nel solo 2018 avrebbero coinvolto 35mila nepalesi dei quali 15mila donne e 5000 ragazze, le richieste di autorizzazione sono considerate un vero e proprio insulto alla dignità delle donne, considerando l’alto numero di vittime di sesso maschile per le quali non è richiesto alcun timbro d’approvazione. 

La rete dei reclutatori locali

Secondo Mohna Ansari, avvocatessa dei diritti umani, le regole non solo violerebbero “le disposizioni costituzionali che garantiscono un trattamento equo ed equo di tutti i cittadini”, ma rischiano di spingere ancora di più le donne nella rete dei reclutatori locali, funzionari dell’immigrazione e agenzie con forti connessioni internazionali verso zone ad altrettanto grave rischio di sfruttamento. 

093407819 fbb9244c 552e 4ec1 9d2a 0b16022a393c - Nepal, donne in viaggio solo con il permesso speciale: esplode la protesta
Un finto funerale durante una manifestazione contro la violenza sulle donne a Kathmandu (afp)

La protesta al centro di Kathmandu

La settimana scorsa centinaia di donne si sono radunate per protesta nel centro di Kathmandu ricordando alle autorità che il problema più serio è in realtà quello del grande numero di stupri e altre violazioni dei diritti femminili in una società arretrata e bigotta, dove in molte aree rurali è ancora diffusa la pratica di isolare le donne durante il periodo del ciclo mestruale.

Hima Bista, rappresentante di Women Lead Nepal, ha detto di considerare “estremamente pericolosa” in sé l’attitudine mentale dietro al provvedimento. “Il fatto stesso che un politico stia pensando di redigere questa legge – ha detto – ci dice quanto sia radicata la mentalità patriarcale”.

Che il Nepal non sia un caso isolato da questo punto di vista lo dimostra la polemica seguita a una simile decisione annunciata – e poi rimessa in discussione – dal governo di Hamas a Gaza, con la quale si proibiva alle donne non sposate di viaggiare senza il permesso dei tutori maschi, mariti, fratelli o genitori. Anche nel caso palestinese si sono sollevate diverse organizzazioni umanitarie che hanno costretto le autorità a rivedere i limiti del divieto. 

 

Il racket della prostituzione

Ma in Nepal il problema ha radici lontane e severe restrizioni erano già previste nel primo Foreign Employment Act nel 1985, con ulteriori vincoli stabiliti nel 2012 per le donne sotto i 30 anni che volevano recarsi a lavorare negli stati del Golfo. Il paese himalayano del resto già vieta ai suoi cittadini di trovare occupazione come domestici – un settore che raramente impiega più del 10, 20 per cento di uomini – privando l’economia delle rimesse dei migranti e costringendo le donne delle famiglie più povere a pericolosi viaggi senza documenti in paesi vicini come l’India, dove operano numerose organizzazioni di trafficanti e le lavoratrici finiscono spesso nei racket della prostituzione senza possibilità di ottenere facilmente aiuto, o risarcimenti per malattia, morte o lesioni. “Invece di negare a una donna il diritto di lasciare il suo paese – sostiene Human Rights Watch – il governo nepalese dovrebbe regolamentare meglio le agenzie di reclutamento, e collaborare con i governi del paese di destinazione per mettere in atto sistemi di protezione contro gli abusi”.

Fonte: Repubblica

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