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230059745 7309e42e 3d43 45a3 9e10 0a3f917fc1e6 - "Nessun tabù sulle lezioni in estate, ma la scelta va lasciata agli istituti"

Le scuole aperte in estate per far recuperare i ragazzi? «Non sia un tabù. Ma deve essere una decisione affidata ai singoli istituti». Francesco Scrima, 70 anni, ex segretario Cisl scuola e presidente del Consiglio superiore della pubblica istruzione in scadenza tra pochi giorni uscente è critico sulla proposta di Andrea Gavosto della Fondazione Agnelli: allungare l’anno scolastico a luglio e persino ad agosto. «Fatta così, senza il convolgimento, la condivisione e la corresponsabilità di tutti, non funziona». Un dibattito ricorrente già dal primo lockdown che riemerge ora nei giorni in cui la scuola è incagliata nel fondale della ripartenza in aula.

La ministra Azzolina si era detta favorevole a un recupero delle competenze almeno a giugno. Scrima, cosa ne pensa?
«Io farei una premessa citando Umberto Eco: per ogni problema complesso esiste una soluzione semplice, ed è quella sbagliata. Voglio dire che un conto è aprire una riflessione sulla necessità di un recupero, altro è concretizzarlo tenendo conto del contesto epidemiologico — saremo fuori dalla pandemia a luglio? — e del nostro sistema scolastico».

Trova la proposta inapplicabile?

«In una situazione grave e straordinaria non devono esistere strade impercorribili a prescindere, nemmeno quella sul fare scuola in estate o su un anticipo il primo settembre. Ma se non c’è una reale condivisione dei soggetti che hanno responsabilità sulla scuola non si va da nessuna parte. Si possono programmare attività dal 12 luglio al primo agosto, per dire. Ma una o più Regioni, competenti sul calendario scolastico, possono sempre dire di no. E poi vedo un altro rischio».

Quale?
«Non vorrei che scattasse l’idea che siccome a distanza si è fatto poco o nulla, allora che insegnanti e studenti lavorino in estate. Intanto non è vero. E poi sarebbe demotivante nei confronti dei ragazzi e del personale che ha fatto miracoli per assicurare la formazione. La Dad ha funzionato in emergenza, pur coi limiti riconosciuti».

Ma il danno è gia in atto. Non pensa che si debba aprire un confronto su come rimediare?
«La perdita di competenze e conoscenze, che questi ragazzi sconteranno nella formazione futura o sul lavoro, mi preoccupa. Temo anche che difficilmente sarà recuperabile la socializzazione mancata, tutto quello per cui la scuola in presenza fa la differenza. Ma attenzione alle semplificazioni: come si potrà, per esempio, fare lezione a 39 gradi con edifici senza condizionatori?».

Per questo propone che siano le singole scuole a decidere?
«A giugno con le verifiche finali sono i docenti che potranno rendersi conto delle carenze. E da lì costruire progetti di recupero, decidere tempi e modi».

Come ultimo atto del Cspi uscente avete scritto alla ministra: quali richieste avete avanzato?
«Abbiamo chiesto, oltre al potenziamento dei trasporti e dei controlli sanitari, che il personale sia inserito tra le categorie prioritarie nella campagna vaccinale».

Siete stati ascoltati?
«La ministra ne ha preso atto. Sulla questione pandemica non siamo mai stati ascoltati».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Fonte: Repubblica

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