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NEW YORK – “Amazing Grace, how sweet the sound…”. Pure mentre attraversi Memorial Plaza e giri intorno ai Reflecting Absence – i due crateri-fontana nati lì dove svettavano le Torri Gemelle, sui cui margini sono scolpiti i nomi delle 2.977 vittime degli attacchi dell’11 settembre 2001 e delle 6 della bomba del 1993 – New York riesce a darti un brivido in più. Te lo ricorda l’uomo con la stazza da tenore e la voce alla Luciano Pavarotti che all’angolo di Fulton Street canta il gospel più famoso d’America con davanti un cartello: “Non chiedo soldi ma preghiere per i tanti morti in questo luogo”.

E pazienza se vent’anni dopo, niente qui è più come allora. Lower Manhattan, dove un tempo svettavano le Twin Towers, è cambiata. Dopo anni di discussioni e progetti è oggi costellata di gioielli architettonici, secondo il “masterplan” ideato nel 2003 dall’archistar Daniel Libeskind, finanziato con gli 8 miliardi destinati alla ricostruzione.

Il One World Trade Center, da tutti chiamato Freedom Tower perché alta 1776 piedi (541 metri cioè), a evocare l’anno della Dichiarazione d’Indipendenza americana. E poi l’Oculus, onerosa stazione della metro (fra ritardi e problemi è costata 3,9 miliardi di dollari) immaginata da Santiago Calatrava come una colomba che spiega le ali. Il museo del 9/11, nato sullo scheletro contorto degli edifici crollati, a raccogliere cimeli e i racconti dei sopravvissuti. Fino alle grandi vasche dove l’acqua riempie il vuoto lasciato delle Torri.

Nel frattempo quest’area a poche centinaia di metri da Wall Street non è più il cuore pulsante della finanza. Grazie agli incentivi fiscali per ripopolare la zona dopo gli attentati, negli ultimi 15 anni l’hanno scelta come sede dei loro quartier generali 900 aziende di tutt’altro tipo: compresa l’editrice Condé Nast con il suo impero di giornali e riviste. E Spotify, il più grande servizio di musica in streaming del mondo.

Certo, proprio come allora qui la sera c’è ancora da aver paura: resta la zona meno abitata di New York. Ci vivevano in 33mila nel 2000, ora a chiamarla casa sono 64mila: nemmeno il Covid è riuscito a cacciarli, sebbene gli uffici si siano svuotati e nessuno sa se torneranno a riempirsi. Lower Manhattan è ancora una città fantasma.

L’assenza di impiegati (ben 221mila lavorano ancora da remoto) e turisti ha determinato il fallimento di almeno 350 negozi e la chiusura di 7 hotel. “Oggi come allora, rimanere è per i newyorchesi il più importante segnale di resilienza, un gesto di patriottismo e ripresa”, dice Diego Segalini, direttore del Lower Manhattan Cultural Council, istituzione culturale che dopo l’11 settembre si attivò per rilanciare downtown ferita. Ricordando come “l’attacco insegnò ai cittadini il senso profondo della parola comunità. Si aiutarono l’un l’altro come hanno continuato a fare nei lunghi mesi del Covid”.

Oggi qui è tutto uno sventolar di bandiere a stelle e strisce: sui pennoni dei palazzi, nelle vetrine di negozi e ristoranti, sulle t-shirt dei passanti. Tanto più che quest’anno alla tradizionale cerimonia programmata per le 8.46 del mattino – quanto il primo aereo entrò nella Torre Nord – con i parenti a leggere i nomi di tutti i caduti, partecipano pure i Biden, per poi proseguire verso Shanksville, Pennsylvania, dove i passeggeri-eroi del volo 93 fecero precipitare l’aereo lanciato dai dirottatori verso Capitol Hill. Raggiunti lì da Kamala Harris col marito Doug Emhoff per poi andare tutti insieme al Pentagono, dove si schiantò il terzo aereo.

Manco a dirlo, per l’occasione la città è blindata. Un allarme terrorismo lanciato dall’Homeland Security fa temere possibili attacchi di lupi solitari o estremisti: nazionalisti bianchi questa volta, più che islamici. La zona è circondata dalla polizia così come le stazioni della metropolitana, dove la presenza di agenti con cani anti bomba è rafforzata. Misure straordinarie, ma neanche troppo, nota il New York Times.

L’attentato del 2001 ha infatti da tempo trasformato la Grande Mela in città iper-sorvegliata. Software di riconoscimento facciale, lettori di targhe a distanza, droni-pattuglia sono ovunque: strumenti che la divisione intelligence del Dipartimento di Polizia di New York, nata nel 2002 per affrontare i rischi di Al Qaeda, ha riprogrammato per affrontare il crimine di strada aggravatosi nei mesi del Covid.

“Ma la città reagisce. Questo ventesimo anniversario dell’11 settembre coincide con la ripresa. Ripartono le fiere d’arte, la settimana della moda, gli spettacoli di Broadway. New York non la ferma nessuno: non il terrorismo e neanche il virus”, assicura Nicole Berry, direttrice dell’Armory, la più importante fiera d’arte d’America, appena inaugurata dopo un anno di sospensione a pochi isolati da Ground Zero. Già. “Amazing Grace, how sweet the sound…”. L’uomo con la stazza da tenore, è ancorar lì che canta.

Fonte: Repubblica

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