Condividi:
144122545 00cdb6a8 cb5d 4626 9f18 89c766bc64d5 - Nucleare iraniano, Gantz apre sul negoziato: "Potremmo accettare un accordo"

Una novità da Israele sul negoziato per il nucleare iraniano. Il ministro della Difesa israeliano, Benny Gantz, ha dichiarato che il suo governo potrebbe accettare un nuovo accordo con Teheran a patto di poter sapere quale possa essere un “piano B sostenibile” nel caso in cui i colloqui a Vienna fallissero. Il leader del partito “Blu e Bianco”, ex capo di Stato maggiore della difesa israeliana, è il primo uomo nel governo guidato da Naftali Bennet a esprimere una posizione del genere. Il mondo da cui proviene, quello militare, da anni ha espresso pareri non negativi a un accordo politico con l’Iran per bloccare la possibilità che Teheran ottenga la bomba nucleare. Ma il mondo politico, e in particolare l’ex primo ministro Benjamin Netanyahu, ha fatto dell’opposizione a qualsiasi negoziato degli Usa con Teheran un punto fermo della politica israeliana,

Un portavoce ha poi chiarito che Gantz non sostiene il ritorno di Washington all’accordo esistente (Jcpoa) ma un’intesa più ampia e stringente. Gantz ha anche detto che “è necessario un piano B sostenuto dagli Usa che includa pressioni politiche, diplomatiche ed economiche contro la Repubblica islamica, esercitate insieme a Europa, Russia e Cina”, nel caso i colloqui a Vienna dovessero fallire.

Il tema del programma nucleare iraniano è tornato d’attualità in queste ore anche perché uno studio di un istituto americano valuta che in questi mesi l’Iran è andato molto avanti nella ricerca. Teheran avrebbe già abbastanza uranio arricchito da poter costruire due bombe nucleari in pochi giorni.

Lo studio è stato preparato dall’”Institute for science and international security”, un centro indipendente con sede a Washington, sulla base dei dati contenuti nell’ultimo rapporto dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea). “L’Iran ha abbastanza esafluoruro di uranio arricchito (…), uranio arricchito quasi al 20 per cento e uranio arricchito al 60 per cento da produrre uranio per armi (Wgu) per più di due armi nucleari, senza utilizzare uranio naturale come materia prima, fatto che riduce le tempistiche di breakout”. Il breakout sarebbe il tempo concretamente necessario a costruire la bomba nel momento in cui la leadership politica iraniana dovesse dare l’ordine in tal senso ai tecnici.

Secondo le valutazioni più pessimistiche, all’Iran potrebbe essere necessario meno di un mese per produrre l’uranio per una singola bomba nucleare, e in meno di tre mesi potrebbe essere raffinato abbastanza materiale per un altro ordigno in meno di tre mesi dopo l’inizio del breakout. Una terza quantità potrebbe essere prodotta in meno di cinque mesi.

Da quando Donald Trump nel maggio del 2018 annunciò l’abbandono del “Jcpoa” firmato da Barack Obama nel 2015, l’Iran progressivamente si è ritenuto libero di riprendere le sue ricerche nucleari. In verità per un anno il governo del presidente Hassan Rouhani decise di continuare a rispettare l’accordo; ma dal 2019 progressivamente l’Iran decise di riprendere il suo programma, aggirando i limiti imposti dal Jcpoa (Joint common plan of action) e verificati di continuo dagli ispettori della Aiea.

Nei suoi impianti i tecnici iraniani hanno installato centrifughe molto veloci per l’arricchimento dell’uranio fino al 60 per cento. Secondo l’analisi dell’Istituto americano (e come era facilmente prevedibile) “gli iraniani stanno apprendendo lezioni importanti nella produzione di Weapons grade uranium”.

L’uranio per scopi civili ha bisogno di essere arricchito soltanto fino al 5%: ma all’inizio dell’anno la Guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, aveva detto che il paese avrebbe prodotto uranio fino al 60 per cento, pur ripetendo la dichiarazione che l’Iran non intende produrre armi nucleari (per le quali è necessario arricchire l’uranio fino al 90 per cento).

La valutazione fatta dall’istituto americano conferma in sostanza una cosa: la sospensione del Jcpoa decisa da Trump di fatto ha consentito all’Iran di fare altra esperienza nel tema della ricerca nucleare e di rafforzarsi quindi dal punto di vista politico. I colloqui a Vienna sono bloccati da prima dell’estate e solo negli ultimi giorni l’Aiea ha raggiunto un accordo sulle apparecchiature di monitoraggio del programma nucleare che erano state bloccate dall’Iran.

Fonte: Repubblica

Condividi:

Di

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Su questo sito Web utilizziamo strumenti di prima o di terzi che memorizzano piccoli file (cookie) sul dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare report di navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare adeguatamente i nostri servizi /prodotti (cookie di profilazione). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore. Cookie policy