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nuova bufera sul new york times lascia una delle responsabili della pagina dei commenti twitter e diventato il direttore del giornale - Nuova bufera sul New York Times, lascia una delle responsabili della pagina dei commenti: "Twitter è diventato il direttore del giornale"

«A dirigere il giornale ci pensa ormai Twitter: per me non c’è più spazio». Se ne va sbattendo la porta, Bari Weiss, 36 anni, fino a ieri staff editor della sezione opinioni del New York Times. Descrivendo in una lettera indirizzata all’editore Arthur Gregg Sulzberger – praticamente un suo coetaneo visto che ha 39 anni ed è alla guida del giornale di famiglia solo dal 2017 – le ragioni che la spingono a lasciare un giornale a suo giudizio interamente sottomesso alla cosidetta “cancel culture” la “cultura della cancellazione” per cui è meglio tener fuori tutto ciò che è scomodo: o può urtare la sensibilità di qualcuno.

Nella lettera, dunque, dice di aver scelto di mollare, perché le è ormai impossibile portare avanti il compito assegnato: «Mi sono unita al giornale con gratitudine e ottimismo 3 anni fa. Assunta affinché contribuissi a portare voci inusuali sul Nyt. Scrittori giovani, ma anche opinionisti conservatori e centristi che non considerano il Times come la loro “casa” ideale. La ragione dello sforzo è chiara: intervenire lì dove il giornale ha fallito, quando si è trattato di comprendere il significato e il risultato delle elezioni 2016».

Ascoltare chi la pensa in un altro modo, per avere accesso a un panorama ideologico e politico il più completo possibile, dunque. Ma quel compito è risultato impossibile, come d’altronde dimostra il licenziamento, un mese fa, del responsabile proprio della pagina delle opinioni, James Bennet. “Colpevole” di aver pubblicato un editoriale scritto dal senatore di estrema destra dell’Arkansas, Tom Cotton e intitolato “Send in the troops”, mandate l’esercito, nei giorni caldi delle proteste seguite all’assassinio da parte di un poliziotto dell’afroamericano George Floyd. Un articolo considerato da molti paranoico e fascista: e che infatti ha scatenato molte polemiche dopo essere apparso nella versione online del giornale.

Cotton sollecitava un intervento dell’esercito per «disperdere, arrestare e, in ultima analisi, scoraggiare coloro che violano la legge». Una posizione decisamente diversa dalla linea editoriale del Times. Pure, secondo Weiss, che ne ha difeso per giorni la pubblicazione via Twitter, serviva a offrire un punto di vista diverso. Aiutava insomma a comprendere cosa si pensa “dall’altra parte”. Oltre che onorare la libertà d’opinione.

«Dalle elezioni 2016 avremmo dovuto imparare l’importanza di comprendere gli altri americani, la necessità di resistere al tribalismo e la centralità del libero scambio di idee in una società democratica». Ma le cose non sono andate così. «Un nuovo tipo di consenso sta emergendo nel giornale. Una linea di pensiero per cui la verità non è un processo di scoperta collettivo, ma un’ortodossia di illuminati col compito di informare gli altri». La colpa è della dittatura di Twitter dove chiunque ha un’opinione diversa, provocatoria, eccessiva, propria, e finisce triturato dagli attacchi. «Il nome di quel social non è nella gerenza del New York Times. Ma Twitter è ormai diventato il direttore del giornale. Le storie vengono scelte e  scritte in modo che quell’audience sia soddisfatta e non si scateni, piuttosto che permettere a un pubblico curioso di leggere cosa succede davvero nel mondo per poi trarre le proprie conclusioni». Non c’è più posto per la curiosità intellettuale, conclude Weiss. E per questo se ne va sbattendo la porta.
 

Fonte: Repubblica

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