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130536936 023c7aad 157d 4d66 8767 ae2d4a4ea4cc - Nuova Zelanda, il trionfo di Jacinda

LONDRA – Le congratulazioni vengono da tutto il mondo. “Felice di continuare a lavorare con lei contro il cambiamento climatico”, manda a dire il premier britannico Boris Johnson. “Una vittoria per il potere alle donne in tutto il mondo”, scrive il primo ministro canadese Justin Trudeau. “Il segno che il coraggio e la compassione pagano”, afferma il Dalai Lama, alludendo al successo nella lotta alla pandemia. Giunge anche, inaspettato, un sarcastico commento di Donald Trump: “In arrivo gigantesca onda rossa”, twitta il presidente americano, apparente riferimento al colore con cui sono contrassegnati sulla mappa elettorale Usa gli stati vinti dai repubblicani. Come dire che all’affermazione dei progressisti in Oceania, risponderà presto lui negli Stati Uniti.Certamente il capo della Casa Bianca e Jacinda Ardern non cavalcano la stessa onda.

Trionfalmente rieletta premier della Nuova Zelanda, la leader laburista si è distinta per la difesa dell’ambiente e nel combattere il Covid 19 con misure drastiche, diventando un simbolo per i progressisti ben al di là del suo remoto stato insulare nel Pacifico meridionale, specie in un momento in cui il mondo è stato in preda al populismo, come durante il suo primo mandato. Ora molti sperano che la squillante vittoria ottenuta sabato alle urne preannunci risultati analoghi anche altrove, a cominciare naturalmente proprio dalle imminenti elezioni negli Stati Uniti.

L’entusiasmo suscitato da Ardern nella prima campagna elettorale ha fatto coniare per lei un nuovo termine: “Jacindamania”, la mania o meglio il fascino di un leader di sesso femminile, giovane (aveva 36 anni quando ha assunto l’incarico, ne ha 40 ora), spontanea e diventata per la prima volta madre mentre governava, anche questo un quasi record in campo internazionale (c’era un solo precedente). Una passione che si è fatta sentire sia nell’affrontare prove difficili come un raro attentato terroristico, fatto insolito per la Nuova Zelanda, sia nell’impegno contro il coronavirus. Il suo governo ha chiuso i confini e imposto il lockdown prima di altri paesi, limitando i danni a 20 mila contagi e 25 morti su una popolazione di 5 milioni di abitanti.

La riprova è venuta sabato sera: mentre Ardern festeggiava la vittoria, migliaia di suoi compatrioti hanno potuto seguire allo stadio una partita degli All Blacks, la celebre nazionale di rugby neozelandese, in condizioni ben diverse rispetto al resto del pianeta. Stamane ad Auckland è stato registrato un nuovo caso di Covid, ma è il primo in tre settimane.

La leader del Labour è riuscita in un’impresa insolita dalle sue parti: vincere abbastanza seggi, 64 sui 120 del parlamento di Wellington, per poter formare un governo da sola. “Ma io voglio governare per tutti e ampliare consenso, unire e non dividere”, ha affermato alla festa della vittoria. “Rispetterò l’ampio mandato ottenuto dal mio partito ma consulterò anche le altre forze politiche”. L’ipotesi più probabile è quella di un altro governo di coalizione, come quello uscente, insieme al Green Party. I verdi si sono a loro volta rafforzati, conquistando una decina di seggi, e la loro politica sull’ambiente coincide con le scelte di Ardern. Un modello, l’alleanza tra un laburismo pragmatico e un appassionato ambientalismo, che può diventare da esempio anche in altri paesi occidentali. Fra qualche settimana sapremo se una simile onda “verde e blu” (il colore degli stati vinti in America dai democratici, il partito fratello dei laburisti neozelandesi) sommergerà anche Donald Trump.
 

Fonte: Repubblica

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