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Domenica mattina all’alba c’è stata un’esplosione nella centrale elettrica di Islamabad, nella provincia di Isfahan, nell’Iran centrale. Saïd Mohseni, il direttore dell’impianto, ha spiegato che l’esplosione è stata causata dalla rottura di un trasformatore, che non ci sono stati feriti e che la corrente elettrica è stata ripristinata in due ore. Poco dopo c’è stato un altro incendio in una fabbrica di cellofan nella provincia dell’Azerbaigian orientale, nel nord ovest del Paese e due vigili del fuoco sono rimasti feriti mentre cercavano di spegnere le fiamme. Secondo le autorità iraniane entrambi gli incidenti sono dovuti a un malfunzionamento delle strutture, ma le due notizie hanno dato adito a una serie di speculazioni su possibili sabotaggi esterni perché dagli inizi di giugno in Iran c’è stata una sequenza misteriosa di esplosioni e incendi in strutture militari, nucleari e industriali di cui non sono chiare le cause. 

Il 1 luglio un’esplosione ha lasciato un grosso cratere dentro l’impianto di Natanz, dove si stavano costruendo le nuove centrifughe che servono al programma nucleare e il 10 luglio un’altra serie di esplosioni ha colpito una zona vicino alla capitale Teheran dove c’è una base missilistica dei Guardiani della rivoluzione. L’esplosione all’impianto di Natanz ha rallentato il processo di arricchimento dell’uranio di diversi mesi, secondo molti analisti e le stesse autorità iraniane hanno ammesso che l’incidente ha provocato gravi danni. 

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Il sospetto adombrato anche da alcuni funzionari del regime è che dietro alcune di queste esplosioni ci siano operazioni di sabotaggio da parte di Israele, che da anni porta avanti senza dichiaralo apertamente una campagna per rallentare il programma nucleare iraniano anche con l’eliminazione di scienziati iraniani che lavoravano allo sviluppo del programma atomico. 

Nel 2015 l’Iran aveva sottoscritto un accordo sul proprio programma nucleare con i membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite più la Germania e l’Unione europea, che avrebbe dovuto ridurre l’arricchimento dell’uranio e rallentare il programma nucleare in cambio della fine delle sanzioni. Nel 2018, il presidente americano Donald Trump ha ritirato gli Stati Uniti dall’accordo e da allora l’Iran ha rivisto alcuni degli impegni presi con l’intesa del 2015. 

Fonte: Repubblica

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