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NIEUWEGEIN (Paesi Bassi) – La piccola città olandese di 61.923 abitanti situata nella provincia a sud di Utrecht ha reciso il legame, che durava da 21 anni, con Pulawy, comune polacco gemellato che si è dichiarato ufficialmente “zona gay free”.

Il consiglio comunale di Nieuwegein ha votato quasi all’unanimità per porre fine alla sua amicizia con la cittadina della Polonia orientale. Come segnale, dopo le elezioni polacche vinte dalla destra sovranista e omofoba. A seguito della decisione dei consiglieri di Nieuwegein per terminare la relazione, gli abitanti hanno attaccato un adesivo con la bandiera arcobaleno su uno dei cartelli d’ingresso della città e nascosto così il nome della controparte polacca.

“Dichiararsi zona libera da gay è una cosa seria, e non è accettabile”, ha detto l’assessora della città olandese, Marieke Schouten. “Siamo una città arcobaleno. E siamo entrambi parte dell’Europa, e crediamo che chiunque, indipendentemente dal proprio orientamento, ha il diritto di accedere in qualsiasi spazio pubblico. Non devono esistere zone vietate ai gay”. “Speriamo quindi che le persone interessate, che appartengono alla comunità Lgbtq in Polonia, si sentano supportate da noi”, ha aggiunto Schouten. Lo scorso marzo il sindaco di Nieuwegein, Frans Backhuijs, aveva già scritto una lettera in cui esprimeva il proprio disappunto al suo omologo di Pulawy, senza però ricevere una risposta.

Il comune a 80 miglia da Varsavia è uno dei 100 che hanno promesso di scoraggiare la tolleranza ed evitare di fornire assistenza finanziaria alle Ong che lavorano per promuovere la parità di diritti. Bozena Krygier, la presidente del consiglio comunale di Pulawy, ha dichiarato all’emittente olandese Rtl Nederland: “La Polonia è la Polonia. Con la sua identità, la sua storia e le sue idee. Questo è il motivo per cui crediamo che i comuni partner non debbano interferire con le nostre decisioni”. Le relazioni tra le due città non erano buone già dal 2015, ma questa settimana la mozione sostenuta dai consiglieri ha formalmente proposto di “sciogliere” i due comuni e di chiudere tutti i contatti.

Le “zone libere da Lgbtq”, sostenute da risoluzioni votate dai consiglieri locali, sono circa un terzo della Polonia. Il presidente polacco, Andrzej Duda, che si è assicurato un nuovo mandato lo scorso fine settimana vincendo con il 51% sul candidato del Po, il sindaco di Varsavia Rafal Trzaskowski, durante la sua campagna elettorale ha più volte promesso di “difendere i bambini dall’ideologia Lgbtq”. Un impegno che è rivelato popolare tra la sua base conservatrice e la chiesa cattolica. Alleato con il partito Diritto e Giustizia (PiS), Duda ha anche dichiarato che si opporrà “all’ideologia straniera” del matrimonio o adozione da parte di coppie gay. Secondo un sondaggio condotto lo scorso anno, la maggior parte degli uomini polacchi sotto i 40 anni considera “l’ideologia di genere”, una delle più grandi minacce per il Paese.

Oggi la Piattaforma Civica (Po), principale partito di opposizione in Polonia, ha deciso di presentare un ricorso alla Corte Suprema per chiedere l’annullamento delle elezioni presidenziali di domenica. “Il voto in sè si sarà anche svolto regolarmente, ma tutto il resto, il coinvolgimento delle finanze pubbliche, dei media dello stato, hanno fatto sì che la competizione non fosse alla pari”, ha dichiarato il leader del partito centrista, Borys Budka, annunciando il ricorso. Le elezioni “non sono state eque” – ha aggiunto – ” se non denunceremo ad alta voce le irregolarità, le prossime elezioni saranno ancora più distorte”.

Le dichiarazioni di Budka sono in linea con i rilievi fatti dall’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) secondo cui “ci sono state lacune nel regolamento di importanti aspetti”. La tv pubblica, per esempio, ha agito “come veicolo della campagna del presidente uscente” e il coinvolgimento del primo ministro nella campagna di Duda “ha oltrepassato la linea fra Stato e partito”.

Fonte: Repubblica

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