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093629653 e45278cb f014 4fd1 a027 967423b46686 - Padova, cantano "Bella Ciao" sul sagrato del duomo e il prete li fa smettere. L'Anpi: "Scriviamo al vescovo"

PADOVA – “Bella ciao” sul sagrato del Duomo di Padova? “No, non qui”, è tassativo don Gianandrea Di Donna, direttore dell’ufficio diocesano per la Liturgia e membro dell’Equipe per le celebrazioni del vescovo. “Né rosso né nero, qui”, dice intimando al gruppo musicale Balkan Bazar di smetterla. I musicisti fanno scemare le note senza fare polemica, mentre intorno qualche fischio arriva. Con l’Anpi che ora annuncia: “Scriveremo al vescovo, servono spiegazioni”.

E’ la polemica scoppiata a Padova sabato sera, nel cuore del centro storico, lì dove amministrazione comunale e Diocesi hanno stretto un patto per contrastare l’escalation di risse e spaccio tra giovanissimi. L’accordo è il seguente: organizzare eventi che vadano oltre i controlli della polizia e dei carabinieri. Ma per dare vita agli spettacoli serve lo spazio. Ecco allora che il vescovo Claudio Cipolla offre lo slargo antistante la cattedrale.

Il Comune, da parte sua, ci mette la musica e ingaggia i Balkan Bazar, gruppo specializzato nella musica balcanica. Accade tutto poco prima delle 23. E’ nel momento del ritornello “O partigiano, portami via” che il prete, nei paraggi con un gruppo di fedeli dopo un battesimo, decide di intervenire. Il cantante dei Balkan Bazar crede sia un problema di volume alto ma i decibel c’entrano poco. E’ il messaggio della canzone che disturba. “Qui no, né rosso né nero”, ripete a voce alta, abbassandosi anche la mascherina per farsi capire bene.

La scena viene ripresa in un video, che il Corriere del Veneto pubblica sul sito. Le immagini iniziano a girare e, come era prevedibile, esplode anche la polemica. Una polemica che le istituzioni provano a fare esplodere, a dire il vero. Dalla Diocesi bocche cucite e strategia del silenzio. Più o meno lo stesso fa l’amministrazione comunale di Sergio Giordani, una coalizione di centrosinistra. “Escludo che lo spirito fosse quello della censura”, si affretta a dire al Mattino di Padova l’assessora Francesca Benciolini, buttando acqua sul fuoco. In questo clima di anestesia generale ci pensa Floriana Rizzetto, presidentessa dell’Anpi, a chiarire due-tre punti: “Bella Ciao è un manifesto di libertà. Celebra il 25 aprile, la Liberazione, una festa nazionale che il gesto del prete del Duomo disconosce. Bella Ciao è una canzone popolare e non un inno politico. Bella Ciao appartiene agli italiani e non a un partito”.

Anche i responsabili della band scelgono di smorzare la polemica sul nascere, visto che lì ci devono tornare altri weekend. Si limitano quindi a evidenziare un unico aspetto, sempre al Mattino di Padova: “Il brano in questione è nel nostro repertorio solo perché lo fa anche Goran Bregovic, artista del quale noi facciamo più di qualche cover”. Ma ormai la miccia è accesa e il parlamentare padovano Andrea Ostellari (colui che tiene bloccato il Ddl Zan), non si lascia scappare l’occasione: “Don Di Donna ha fatto bene a intervenire. Oggi sostenere posizioni di buonsenso richiede coraggio. So che non è facile, ma segna la differenza. Io sto con lui”.

Fonte: Repubblica

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