Condividi:

Preso, costretto a salire su un pullman e deportato al Cara nonostante un permesso di soggiorno  regolare, una vita stabile ricostruita da anni, uno stato di salute precario. Delle giornate di psicosi che hanno travolto Amantea, il paesino calabrese sceso in piazza contro il trasferimento di 26 migranti sbarcati qualche giorno prima a Roccella Jonica, Abbas Mian Nadeem paga un prezzo salato. Che potrebbe essere anche la sua vita. Pakistano, sbarcato anni fa in Italia, ha un regolare permesso di soggiorno e da anni vive ad Amantea dove in tanto lo conoscono. Gli capita spesso di fare lavoretti per mantenersi e si è fatto benvolere dai più. Quando si è diffusa la notizia dell’arrivo di un gruppo di migranti sopravvissuti alla traversata del Mediterraneo, ha sentito il dovere di mettersi a disposizione. Di dare una mano a chi come lui aveva sfidato il mare.  Con un po’ di cibo, qualche vestito asciutto, sapone è andato di fronte alla struttura, presidiata dall’esercito a causa delle proteste che in quei giorni bloccavano il paese.

pakistano recluso per errore al cara di capo rizzuto ora rischia il covid - Pakistano recluso per errore al Cara di Capo Rizzuto ora rischia il Covid

in riproduzione….

Ma proprio in quel momento, si stava procedendo al trasferimento degli 11 migranti rimasti ad Amantea dopo lo spostamento dei 13 positivi al Covid 19 all’ospedale del Celio. Destinazione: il Cara di Isola Capo Rizzuto, nei pressi di Crotone. Un tempo era formalmente in mano alla Misericordia di don Scordio, ma – ha scoperto la procura di Catanzaro- in realtà al clan Arena. Il sacerdote ha rimediato una condanna a 14 anni per mafia e il Cara è stato affidato alla Croce Rossa. Proprio lì accanto la Prefettura ha individuato le strutture adibite per la quarantena dei migranti appena sbarcati. Capannoni fatiscenti, qualche materasso che deve servire anche come coperta perché l’aria condizionata non si spegne mai, fili dell’elettricità penzolanti e due bagni. È lì che sono stati trasferiti gli 11 migranti inizialmente ospitati ad Amantea. E sul pullman ci è finito anche Mian Nadeem.
Inutilmente ha cercato di spiegare che lui è in Italia da anni, che ha un regolare permesso di soggiorno, una vita ad Amantea. Inutilmente ha ripetuto che a causa delle precarie condizioni di salute – è sieropositivo e affetto da epatite B e C – ha avuto diritto alla protezione per “casi speciali”, una delle poche rinnovabili dopo il giro di vite imposto dai Decreti Salvini. Nessuno lo ha ascoltato, nessuno ha voluto capire. Eppure il suo italiano è più che discreto.

Trascinato sul pullman e portato a Isola Capo Rizzuto, Mian Nadeem si è ritrovato chiuso in quella che lui chiama “prigione” senza sapere perché. E quando ha capito che i suoi compagni di viaggio erano stati in contatto con positivi al Covid 19 ha iniziato ad avere paura. Perché per lui, con un sistema immunitario compromesso, il coronavirus può essere mortale. Qualcuno al campo se ne è accorto subito. Mezz’ora dopo l’arrivo del gruppo di migranti trasferiti ad Amantea, la presenza di un soggetto in più rispetto agli undici attesi è stata immediatamente segnalata. Anzi, a chi di competenza non solo è stata fatta presente l’anomalia, ma è stata anche mandata copia del suo regolare permesso di soggiorno. Risposte però non ne sono arrivate. E nessuna reazione ha provocato neanche la nota di servizio dei poliziotti di turno con cui la situazione è stata resa nota per vie ufficiali. Zero reazioni ha provocato anche la relazione del direttore sanitario del campo che a tutti – la Prefettura che ha competenza su quei capannoni, la Questura che si occupa dei migranti che li sono ospitati, la Croce rossa che gestisce le strutture – ha fatto sapere che le precarie condizioni di salute di Mian Nadeem rendono la sua presenza meno che opportuna. E sì, fortunatamente il suo tampone è negativo, ma il rischio per lui rimane altissimo. La situazione è rimasta immutata, in un infinito scaricabarile fra autorità, che oggi sta mettendo in pericolo una vita. Il team legale Pensare migrante, e La Guarimba di Amantea si sono attivati per garantirgli una difesa legale, ma per ora Mian Nadeem è ancora chiuso dentro e nel suo ultimo messaggio vocale inviato a Repubblica urla: “Aiuto per favore, venite”.

 Fonte: Repubblica

Condividi:

Rispondi

Su questo sito Web utilizziamo strumenti di prima o di terzi che memorizzano piccoli file (cookie) sul dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare report di navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare adeguatamente i nostri servizi /prodotti (cookie di profilazione). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore. Cookie policy