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Presidente Ilham Aliyev, un anno fa le sue truppe combattevano contro l’esercito armeno nel Nagorno Karabakh. Il 9 novembre, però, la Russia ha imposto a entrambi un cessate il fuoco e schierato un suo contingente di peacekeeping. Da allora è soddisfatto della pax putiniana nella regione? 
“Sì, salvo piccoli incidenti al confine, l’accordo funziona perché garantisce una certa stabilità. Rimangono ovviamente dei problemi da risolvere. Vorremmo, per esempio, impedire l’ingresso a chi entra illegalmente nei nostri territori liberati, oggi sotto il controllo russo, per svolgervi traffici di ogni genere”.

Ricostruirete le zone che avete recentemente conquistato e che trent’anni fa furono distrutte dagli armeni?
“Sì, abbiamo lanciato un programma d’investimenti per le infrastrutture nei territori liberati che quest’anno ammonta a 1,3 miliardi di dollari. Abbiamo già riallacciato la rete elettrica in un’area di 10mila chilometri quadrati e stiamo asfaltando centinaia di chilometri di strade. Abbiamo già costruito un aeroporto e stiamo edificando case in due nuove città affinché possano tornare le centinaia di migliaia di profughi che furono scacciati dagli armeni”.

Ci sarà anche un ruolo per l’Italia in questa ricostruzione?
“I nostri due Paesi sono legati da un forte partenariato strategico, e ci sono già numerose aziende italiane coinvolte in diversi settori, dall’energia all’agricoltura alla creazione di un locale museo della memoria. Dopo la Turchia, il Paese più implicato nella ricostruzione è l’Italia”.

I prezzi del gas sono alle stelle in Europa e senza il Trans Adriatic Pipeline avremmo assistito a un incremento ancora maggiore in Italia. Quali sono le prospettive del gasdotto?
“Al momento dobbiamo ultimare l’ultima tratta del gasdotto transadriatico, attraverso il quale l’Italia già riceve gas dall’Azerbaijan. Abbiamo recentemente scoperto nuovi giacimenti in fondo al Mare Caspio, e prevediamo di poter presto rifornire un maggior numero di Paesi europei”. 

Il contingente azerbaigiano ha dato un grande contributo in Afghanistan per l’evacuazione. È pronto a riconoscere i nuovi padroni di Kabul? 
“Il nostro esercito è stato uno degli ultimi a lasciare il Paese. In queste settimane, si sta profilando l’orientamento in materia di politica estera del nuovo governo di Kabul. Ogni nostra futura mossa diplomatica dipenderà dalle scelte che faranno i talebani. Se queste saranno positive, risponderemo in modo adeguato”. 

Quale potrebbe essere il contributo dell’Unione europea a una piattaforma di cooperazione tra i Paesi del Caucaso meridionale?
“Ne ho parlato l’estate scorsa con il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. L’Ue ci sta già fortemente aiutando nel settore dei trasporti, ma anche in progetti di sviluppo post-bellico che coinvolgono Armenia e Azerbaijan e che richiedono nuovi trattati di cooperazione”. 

Teheran l’ha recentemente accusato di essere troppo vicino agli israeliani e di contare soltanto sulle armi sofisticate che le vendono per garantire la sua sicurezza. Che cosa risponde?
“Israele è solo un pretesto per demonizzarci agli occhi del mondo musulmano. I problemi con l’Iran non c’entrano nulla con le relazioni che l’Azerbaijan intrattiene con altri Paesi. La realtà è che noi chiediamo il rispetto delle nostre frontiere. Da quando abbiamo riconquistato parte del Nagorno Karabakh, c’è chi l’attraversa illegalmente perché all’interno di questi territori ci sono città armene. Molti sono dei camionisti iraniani che fanno affari con gli armeni. L’abbiamo comunicato più volte a Teheran, anche per via diplomatica, ma gli iraniani non ci hanno mai risposto se non minacciandoci, insultandoci e organizzando esercitazioni militari alle frontiere con il nostro Paese”. 

L’Espresso Lo speciale Pandora papers

Nei Pandora papers viene fuori il suo nome. Risulta infatti che tra il 2006 e il 2017 la sua famiglia e i suoi collaboratori hanno segretamente acquistato 27 beni immobiliari nel Regno Unito per 389 milioni di sterline tramite società offshore. 
“Non è la prima volta che vengo accusato di malversazioni. In Occidente ci sono gruppi di potere vicini all’Armenia che usano questo tipo insinuazioni al solo scopo di screditarmi. So bene chi c’è dietro questo tipo d’inchieste giornalistiche e so anche che la nostra recente vittoria nella guerra del Nagorno Karabakh non è piaciuta a tutti. Ma si tratta soltanto di una campagna orchestrata ad hoc per colpire il mio Paese. Quanto alla sostanza delle accuse, sono presidente da diciotto anni, e prima ero un uomo d’affari di successo. Nel 2003 ho smesso di occuparmi dei miei affari e ho trasferito tutto ciò che avevo ai miei figli, i quali hanno ripreso il testimone e hanno investito nel nostro Paese e all’estero, il tutto nella più totale trasparenza”.

Fonte: Repubblica

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