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103318710 9a13832b 6bf6 4894 be5c 63dc51c5de1b - Parla l'uomo dello Sputnik "made in Italy": "Il vaccino funziona, ma arriverà (forse) a fine anno"

MILANO – “Stiamo parlando di vaccini, non di caramelle. Lo Sputnik – lo dico da scienziato – è un prodotto valido. Ma per produrlo ci vorrà del tempo. Spero che Adienne riesca a partire con le prime fiale a fine anno. Ma è solo una speranza. E di sicuro nel 2021 non riusciremo a fare i dieci milioni di dosi di cui si è parlato, non so in base a quali informazioni”. Antonio Francesco di Naro, 54 anni – numero uno e fondatore di Adienne, l’azienda svizzero-lombarda che ha firmato l’accordo con il fondo sovrano di Mosca – getta acqua sul fuoco sulle attese di chi sperava di avere in tempi stretti lo Sputnik in Italia.  “Non è che schiacci il bottone e la macchina parte. Siamo in una fase di transfer tecnologico. Servono mesi. Va finita la fase, vanno preparati i materiali e i lotti registrativi che Aifa dovrà ispezionare. Quando avrà espresso il suo parere potremo iniziare la produzione. Dobbiamo arrivare all’esame dell’autorità con dati sicuri e puliti. Non ci voglio anni ma tempo ci vuole”.

Come è nato l’accordo con Mosca?

“Ci ha contatti la Camera di Commercio Italo Russa per conto del fondo sovrano di Mosca che stava valutando altre aziende e hanno scelto Adienne”.

Perché hanno scelto voi?

“Perché abbiamo lavorato nel mondo dei salvavita oncologici sviluppandoli dalla ricerca fino a produzione. Volevano azienda in grado di apprendere rapidamente le loro metodologie per costruire il vaccino. E oltretutto abbiamo i conti in buon utile da 16 anni…”.

Dove andrà il vaccino che uscirà dai vostri stabilimenti a Caponago, in Lombardia?

“Dove andrà nn lo decido io. Quanto ne faremo dipende dalla resa che avrà il prodotto. E lo sapremo solo quando sarà finito il transfer tecnologico”.

Ha parlato con il Governo o con la regione prima di firmare intesa?

“No, questo è un accordo tra privati”.

Lo Sputnik è stato accolto con un certo gelo dalla Ue. Christa Wirthumer-Hoche, presidente del consiglio direttivo dell’Ema, ha etichettato come “roulette russa” la possibile approvazione accelerata di singoli paesi del vaccino russo. Che ne pensa?

“Da uomo di scienza le dico che il vaccino è buono. Non avrei portato a casa un prodotto senza efficacia alta. Sto lontano dalla politica, non ho tempo di occuparmi di queste cose. Ho massima stima dell’Ema, mi auguro valuti positivamente il dossier con la qualità che ha sempre fatto con tutti i farmaci. Non dico che sia corretto dire roulette russa. Ma i vaccini non hanno bandiera. Mi auguro che altre aziende possano contribuire ad aiutare la produzione dei vaccini, senza guardare da dove arrivano”.

Che ruolo potrà avere lo Sputnik nella lotta al Covid?

“Quello di essere un altro attaccante in squadra pronto a fare il suo dovre. Io non sto a vedere da dove arriva ma se funziona o no. Ho un’esperienza mondiale nel settore, nelle malattiere rare non stati a valutare se il farmaco arriva da Europa, Corea, Cina p Russia. Se è buono, lo usi”.

Fonte: Repubblica

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