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BERLINO – Non c´è solo la legge contro le tv e i media liberi. La notte scorsa la Camera polacca ha approvato anche una legge che restringe in modo drastico, quasi fino ad annullarlo, il dirittto di sopravvissuti e discendenti delle vittime della Shoah di chiedere la restituzione dei beni familiari che furono loro confiscati dagli occupanti nazisti tedeschi e che dopo il 1945 divennero proprietà della dittatura comunista.

La legge stabilisce infatti una prescrizione di 30 anni per ogni richiesta di restituzione o risarcimento, troppo pochi rispetto al tempo passato dalla fine della seconda guerra mondiale. E restano in vigore le leggi postbelliche che escludevano ogni dovere di restituzione a vittime o sopravvissuti o discendenti e affidavano ai singoli l’iniziativa di fare causa, senza offrire garanzie.

La legge sembra rientrare nel disegno del presidente sovranista Andrzej Duda di riscrivere la storia della Shoah in chiave di martirio prima del popolo polacco e poi degli ebrei.

Originariamente erano previste anche pene detentive per chi menzionava eventuali complicità polacche coi nazisti nell’Olocausto, poi furono ritirate sotto la pressione internazionale.

La nuova legge a tratti usa addirittura un linguaggio implicitamente antisemita, giungendo a dire che viene promulgata “per difendere i polacchi da tentativi di frode“.

La reazione di Washington

La legge sull’Olocausto, e quella che consente di espropriare media di proprietà Usa passata ieri nonostante la maggioranza di governo si sia sgretolata, sono viste con estreme preoccupazione e allarme a Washington. Il segretario di Stato Antony Blinken ha detto che entrambe “contraddicono i valori fondamentali dell’Occidente e della comunità transatlantica“.

Blinken ha subito lanciato un appello urgente a Duda a non firmare la legge che blocca la restituzione di beni agli ebrei o a rimandarla alla Corte costituzionale come è nei suoi poteri e a “prendere una posizione chiara sull’Olocausto”.

Quanto è avvenuto ieri sera e nella notte al Parlamento polacco ha aperto la più grave crisi di sempre tra Polonia da un lato, Usa e Israele dall’altro. Blinken ha espresso anche estrema preoccupazione per la legge sui media che “indebolirebbe significativamente il clima di libertà mediatica e di informazione per cui tanto a lungo i cittadini polacchi hanno lavorato, lottato, sofferto“. Anche l’Unione europea ha espresso forte preoccupazione.

Secondo Blinken, la libertà mediatica “deve essere condivisa dalle società occidentali perché le rende piú unite forti e resilienti“ e la Polonia, come moderna società e importante alleato della Nato, deve comprendere che entrambe queste leggi “vanno contro i principi che una nazione moderna e democratica deve rispettare“.

Tra l’altro le leggi sono state votate in un Parlamento dove, dopo il licenziamento del vicepremier Gowin e la rottura tra il suo partito Porozumienie dal resto della destra unita, una formale maggioranza non esiste più: i voti sono stati racimolati chiedendo in cambio di chi sa cosa il sostegno di partiti esterni alla maggioranza originaria, dai populisti di Kukiz, all’ultradestra antisemita, ai deputati di Gowin che “si sono lasciati convincere“.

Secondo alcuni media – da Politico.eu al Guardia – l’umore verso la Polonia è pessimo a Washington, dove fonti ufficiali parlano di “investimenti in Polonia messi a rischio dalle leggi“, di “gravi conseguenze nei rapporti economici politici e militari”. C’è persino chi chiede di dislocare in Romania le truppe americane di stanza in Polonia.

Fonte: Repubblica

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