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135144794 075f2657 3387 4f21 aa36 53d58efe6f09 - "Prima vecchi che ricchi": la bomba denatalità in Cina

Una bomba demografica minaccia il futuro della Cina. Si chiama denatalità e finora Pechino non è stata in grado di disinnescarla. Anzi, una serie di dati usciti nelle ultime ore indicano che lo scorso anno il calo delle nascite è ulteriormente peggiorato, con una diminuzione stimata nell’ordine del 15%. La tendenza ha diverse cause, dall’onda lunga della politica del figlio unico al costo crescente della vita e dell’educazione per le famiglie della classe media urbana. Un trend che l’epidemia di coronavirus, con relative incertezze economiche, sembra aver accentuato e che secondo gli stessi esperti cinesi ha raggiunto livelli da allarme rosso.     

I dati ufficiali sulle nascite

 

I dati ufficiali sulle nascite nel 2020 verranno pubblicati solo ad aprile, insieme agli altri del grande censimento nazionale. Ma lunedì il ministero della Sicurezza pubblica ha diffuso le statistiche sulle registrazioni dei nomi dei bebè, rivelando che sono state del 15% più basse rispetto all’anno precedente: 10 milioni contro 11,8. Le nascite effettive sono superiori, perché alcune famiglie, per esempio quelle che hanno violato le politiche di limitazione delle nascite, spesso decidono di non registrare i figli. Ma la differenza va applicata ai dati di tutti gli anni quindi non influisce sulla tendenza: secondo He Yafu, esperto di Demografia dell’Ufficio nazionale di Statistica i nati dovrebbero essere calati dai 14,6 del 2019, già l’anno con la natalità più bassa dalla fondazione della Repubblica Popolare, a 12,5 milioni nel 2020. Un crollo che sembra confermato dai numeri locali pubblicati da alcune metropoli, come Canton e Wenzhou, dove sono state registrate flessioni fino al 20%. 

Le conseguenze economiche e sociali

Il quotidiano di Stato Global Times, intervistando una serie di esperti, ha parlato di “livello di guardia superato”. Lo scorso dicembre il ministro degli Affari civili Li Jiheng aveva scritto che le dinamiche demografiche della Cina sono entrate in una “giuntura critica”. Siamo sotto la soglia di sostituzione, quella che garantisce un ricambio generazionale equilibrato, di questo passo già a metà di questo decennio la popolazione del Dragone, un miliardo e 400 milioni di persone, potrebbe iniziare a diminuire, per poi invecchiare in maniera molto rapida. La dinamica avrebbe conseguenze pesanti sul sistema economico e sociale, tra diminuzione della forza lavoro e impossibilità per l’apparato di welfare di sostenere una popolazione anziana. Sono problemi che il mondo sviluppato conosce bene, ma bisogna tenere presente che la Cina è ancora un Paese in Via di sviluppo, a metà del percorso di ascesa disegnato dal Partito comunista verso un compiuto benessere. La demografia sta diventando il principale ostacolo sulla strada del “ringiovanimento nazionale”, una paura sintetizzata dal modo di dire “prima vecchi che ricchi”.

Dopo la politica del figlio unico

Il problema è ben noto alla leadership comunista. Nel 2015, dopo decenni di politica del figlio unico, le autorità hanno deciso di alzare a due il numero di massimo di figli per famiglia. Ma dopo un anno di nascite in crescita la tendenza ha subito ripreso la sua caduta. Dietro alla minore predisposizione dei cinesi, specie i più giovani, a fare figli, ci sono infatti soprattutto fattori di carattere economico e sociale. Ci si sposa di meno e più tardi, mentre il costo della vita e dell’educazione nelle città continua a crescere: in un ambiente iper competitivo le famiglie preferiscono concentrare risorse e attenzioni su un unico figlio. Anche potendo averne di più insomma, i cinesi non ne vogliono. Non è questione di leggi e divieti: per invertire la tendenza le autorità dovranno mettere in cantiere una vera riforma di welfare ed educazione, che alleggerisca il fardello sugli aspiranti genitori. Finora gli interventi in questo senso sono stati timidi, ma è possibile che gli ultimi allarmanti numeri rendano la questione demografica una priorità.

Fonte: Repubblica

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