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ROMA – Si riapre la partita della procura di Roma. Il Tar del Lazio, con tre differenti sentenze, ha accolto i ricorsi contro la nomina di Michele Prestipino del procuratore generale di Firenze Marcello Viola e del procuratore di Palermo Franco Lo Voi. Ha respinto invece quello del procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo. 

Sarà Prestipino a ricorrere al Consiglio di Stato come ulteriore istanza. E lo stesso Csm potrebbe a sua volta sostenere la propria nomina. Ma toccherà al Csm riaffrontare la questione della nomina al vertice di piazzale Clodio rivalutando i titoli dopo la sofferta stagione del caso Palamara, quando Prestipino fu nominato dopo la prima valutazione che aveva invece favorito Viola. 

Perché è stato accolto il ricorso di Viola

Nell’ordinanza che accoglie il ricorso di Marcello Viola, oggi procuratore generale a Firenze, il Tar del Lazio – presidente del collegio Antonino Savo Amodio ed estensore della sentenza  Ivo Correale – scrive che la procedura di conferimento dell’incarico direttivo a Prestipino sarebbe “stata viziata a monte dalla carenza di motivazione” nell’escludere Viola, “già oggetto della precedente proposta”.

Il Tar scrive ancora che “le ragioni in base alle quali l’organo deliberante, procedendo all’apprezzamento complessivo dei candidati, si sia convinto circa la preferenza da attribuire a un candidato rispetto agli altri devono essere espresse, ancorché sinteticamente, in modo chiaro, esplicito e coerente” e questo “vale tanto più per la omissione di un candidato dapprima proposto e che aveva acquisito una legittima aspettativa alla valutazione comparativa finale, risultando anche all’uopo ascoltato in audizione”.

Inoltre, sempre secondo il Tar, “ciò emerge da più di un intervento in plenum – e non vi è ragione di dubitare sul punto, provenendo le dichiarazioni da magistrati che avevano avuto modo di accedere evidentemente all’incartamento che riguardava Viola – che quest’ultimo, in audizione, si era dichiarato parte offesa e che, oggettivamente dalla lettura delle intercettazioni emergeva tale qualità di parte offesa rispetto alle macchinazioni o aspirazioni di altri”.

Il Tar scrive inoltre che “non risulta alcuna specificazione sulle ragioni per le quali il ricorrente è stato omesso nella valutazione a seguito dell’acquisizione degli atti sull’indagine in corso e non l’altro magistrato coinvolto, pure originario destinatario di una proposta nella seduta della Quinta Commissione del 23 maggio 2019. Ciò a meno che sia stata l’audizione dei due magistrati a orientare la quinta Commissione”. “Ma di questo – prosegue il Tar– non vi è traccia di motivazione” nelle motivazioni che hanno indotto la Quinta Commissione alla sua decisione finale. In particolare, aggiunge il Tar, “come si desume anche dal verbale dell’audizione di Viola laddove emerge anche che lo stesso presidente aveva dichiarato, a proposito della vicenda delle indagini, che “comunque le posso assicurare che il nostro approccio allo studio di questa pratica non ne è minimamente influenzato…”.

Fonte: Repubblica

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