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quella promessa tradita il pd deve spezzare il legame con tripoli - Quella promessa tradita. Il Pd deve spezzare il legame con Tripoli

Nel giorno dell’indignazione per la foto che ritrae l’ennesimo cadavere nel Mediterraneo, il segretario del Pd Nicola Zingaretti avrebbe dovuto spiegare — in realtà ci aspettavamo una spiegazione già da tempo — perché i ministri del suo partito hanno tradito il voto dell’Assemblea nazionale sul rifinanziamento degli aguzzini libici. Si era votato all’unanimità contro lo stanziamento di fondi per la Guardia costiera libica e ci era parsa una deviazione assai significativa del Pd dall’asse che, da Berlusconi passando per Minniti, aveva portato alla ferocia del governo gialloverde. Mai le politiche migratorie che criminalizzavano le Ong e riconoscevano una zona Sar libica, di fatto considerando la Libia un Place of safety, erano state messe in discussione dal Pd; quindi il voto dello scorso febbraio dell’Assemblea nazionale rappresentava un vero e proprio cambio di rotta: un cambio di rotta tradito.

Ma questo sarà l’ennesimo giorno dell’indignazione. Il giorno in cui, con un commento, ci si lava la coscienza. L’ennesima foto dell’orrore: un uomo, un migrante, che per settimane ha vagato nel Mediterraneo, morto per raggiungere un sogno che per noi è realtà: l’Europa.

Prima di lui in migliaia, prima di lui Alan Kurdi, poi Josefa e la donna con bambino, morti accanto a lei che invece era stata tratta in salvo viva e sotto shock. Vi ricordate le scarpette di Alan e le unghie rosse di Josefa? Dettagli usati per far credere che si trattasse di una messa in scena; non dimentico l’orrore di quelle morti, non dimentico l’orrore delle menzogne che sono seguite, ma nemmeno l’orrore del silenzio di chi vanta crediti da bestia buona mentre continua a spostare il nostro senso comune sempre più a destra, come dicono loro: «Per non regalare il Paese a Salvini». Per non regalare il Paese a Salvini, sono diventati Salvini.

Quanto tempo durerà la nostra indignazione di oggi e la sofferenza per questo ennesimo cadavere? Ancora domani, forse, e poi? Direi che è giunto il momento di dare un volto ai responsabili dell’orrore di cui noi siamo impotenti testimoni e migliaia di persone sono vittime, altrettanto impotenti. Ma la nostra impotenza è nulla rispetto al prezzo che le vittime pagano per rincorrere un desiderio umano, quello di sopravvivere a fame, guerre, violenza, discriminazione. Al prezzo che pagano per tentare la fuga dai campi di prigionia libici che — vale la pena ricordarlo, soprattutto a chi bacia croci e santini, a chi brandisce la bibbia e si professa cristiano, o cristiana — papa Francesco ha definito lager.

E per questa tragedia abbiamo un pantheon di responsabili ed è giunto il momento di inserire tra loro il segretario del partito democratico Nicola Zingaretti. Il Pd, sotto la sua guida, ha prorogato, in Consiglio dei ministri, il finanziamento della Guardia costiera libica, ovvero degli aguzzini dell’uomo morto in mare (e di migliaia di altre persone, tra cui molti, moltissimi minori), ovvero dei trafficanti di esseri umani che con i nostri soldi torturano, imprigionato ed estorcono altro denaro ai disperati. L’Assemblea nazionale del Pd aveva votato all’unanimità contro il rifinanziamento, e questo solo cinque mesi fa. Ancora trovate sul sito del Pd, a caratteri cubitali, titoli come questo: “L’Assemblea nazionale Pd approva all’unanimità l’odg sulla Libia”. Allora non sarà lecito domandarsi perché il Pd nel Consiglio dei ministri non abbia seguito le indicazioni dell’Assemblea? L’Assemblea nazionale del Pd quindi non conta nulla? Lo immaginavamo e ora ne abbiamo la prova finale. Ma ripeto la domanda al segretario del Pd, la grido: perché i ministri del suo partito hanno tradito la volontà del voto?

Finanziare gli aguzzini libici, per caso, significa prendere parte alla guerra civile libica? Significa tenere un artiglio nel Paese dai cui interessi e dalle cui sorti siamo stati estromessi? Lo si dica apertamente ma non così: mascherando, mentendo, tradendo, sacrificando vite umane.

Quando tra qualche anno guarderemo film o leggeremo racconti sull’inferno libico — così ci è capitato vedere i lager nazisti, i gulag sovietici, i campi cambogiani, lo Stadio di Pinochet — dobbiamo ricordarci che l’orrore di oggi ha delle responsabilità.
Sui «taxi del mare» di Luigi Di Maio e sulle «crociere» di Matteo Salvini credo di non dover aggiungere nulla, salvo questo: la ferocia di Di Maio e di Salvini non venga utilizzata come paravento da chi ha le medesime responsabilità mentre sbandiera i diritti umani come proprio vessillo.

Per quel che ne sappiamo, abbiamo evidenza del fatto che questo governo non otterrà mai verità su Giulio Regeni, mai si impegnerà per la liberazione di Patrick Zaky e delle centinaia di detenuti nelle carceri egiziane mentre vende fregate Fremm al regime di al-Sisi. Mai si interesserà a chi muore da innocente nelle carceri turche e mai avrà cura di tutti i sofferenti — si badi bene, anche italiani — che vivono schiacciati dal tallone di qualcuno che, seppur palesemente criminale, è comunque qualcuno con cui si fanno affari. E gli affari vengono prima di tutto, prima del rispetto della vita umana.

Il suo silenzio, segretario Zingaretti, sulle motivazioni del voto favorevole per il rifinanziamento degli aguzzini libici non è tollerabile, come non è accettabile che un segretario non sia capace di far rispettare il voto dell’Assemblea nazionale del suo partito. Tra il governo gialloverde e quello giallorosso non c’è alcuna differenza se al centro non viene posta la vita umana, ma una politica becera che pone chi governa l’Italia sullo stesso piano dei criminali che finanzia nel Mediterraneo. Il lavoro sporco in cambio di un briciolo d’influenza. Quello che è accaduto, segretario Zingaretti, adesso sembra una notizia che può essere nascosta, ma domani sarà una responsabilità che non le darà tregua.

Fonte: Repubblica

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