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213343680 bc6109e4 4301 4c66 9f19 d81bea6fd598 - Quelle piante sparite dai giardini

Il peggior nemico delle nostre piante è l’essere umano. Non lascia dubbi la “Lista rossa della Flora italiana”, fotografando lo stato di salute del patrimonio vegetale della penisola e i pericoli che lo insidiano.
Il progetto è partito nel 2012, con un accordo tra il ministero dell’Ambiente e la Federazione italiana parchi e riserve naturali; a coordinarlo è stato un gruppo di esperti della Società botanica italiana guidato da Graziano Rossi, professore di Botanica ambientale e applicata all’Università di Pavia. L’obiettivo, appunto, era redigere un elenco delle specie a rischio sul territorio in base ai criteri dell’International Union for Conservation of Nature. Mentre un primo volume aveva esaminato le varietà vegetali protette dalla normativa europea, il secondo si è concentrato sulle 2.191 endemiche del nostro Paese o presenti in alcune zone vicine.
Così, oltre 300 botanici si sono messi all’opera. «Una ricognizione tanto ampia non è mai stata fatta — spiega Simone Orsenigo, ricercatore di Botanica nell’ateneo pavese e secondo autore della lista — anche se sarebbero necessari aggiornamenti periodici, non sarà facile ripetere una simile esperienza». Con i colleghi ha dapprima condotto un lavoro di tipo storico-archivistico per stabilire dove crescessero alberi, erbe e fiori ricompresi tra gli 8.200 della flora esclusiva; poi hanno verificato sul campo se sopravvivessero o no. «Il risultato è che almeno sette piante sono sicuramente estinte in Italia e, quindi, a livello globale», annuncia Orsenigo. Quali? Le siciliane Anthyllis hermanniae subspecies sicula, Herniaria fontanesii subspecies empedocleana, Limonium catanense e Suaeda kocheri; ma pure le lombarde Hieracium tolstoii e Ranunculus hostiliensis, o l’emiliana Ranunculus mutinensis.

Poi ci sono specie sparite da noi, ma che si trovano altrove. Circa 40, invece, sono probabilmente estinte. «Da cinque o sei decenni — prosegue Orsenigo — non se ne riscontrano evidenze. Per essere certi che siano perse, però, occorrono indagini mirate nei loro habitat ideali: le stiamo avviando proprio adesso». Nelle categorie successive sono classificate le specie perseguitate da minacce via via più blande, fino a quel 40% che sta bene. Mentre per il 16% non si hanno a disposizione abbastanza informazioni per una diagnosi precisa.
«La flora che soffre di più appartiene a tre tipologie. Quella che vive in ambienti umidi, soprattutto in pianura, disturbata da cementificazione, inquinamento delle falde acquifere e abuso di fertilizzanti o pesticidi. Fattori che distruggono la biodiversità. Poi quella che vive sulle coste, in ecosistemi fragili per colpa dell’urbanizzazione. Infine, le specie infestanti cancellate dalle tecniche agricole moderne». La responsabilità maggiore, dunque, ricade sull’uomo: «Per ora il cambiamento climatico è una delle cause marginali del malessere delle nostre piante. Che, escluse forse le alpine, sono abituate a siccità, caldo e condizioni meteorologiche qui usuali».

Insomma, la flora italiana va curata. «L’eterogeneità paesaggistica e climatica del Paese ha favorito il diversificarsi delle specie; da questo punto di vista siamo primi in Europa e secondi, dopo la Turchia, nel bacino del Mediterraneo. Dobbiamo custodire tale ricchezza, capire come aiutare le piante a riprodursi e investirci». Ne vale la pena. Talvolta il recupero non è un sogno. C’è il caso di una specie portoghese estinta in natura, scoperta in un orto botanico olandese. O può accadere che a esaurirsi sia un genotipo (come un particolare colore di rosa) e non una vera specie; ipotesi che potrebbe riguardare la multiforme flora nostrana e che si accerta tramite analisi genetiche o comparazioni con i campioni degli erbari. Lì restano pure i semi: «La speranza — conclude Orsenigo — è che siano ancora vitali, li stiamo testando».
 

Fonte: Repubblica

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