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GINEVRA – La dichiarazione rilasciata oggi a Ginevra dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni unite, esprime “profonda preoccupazione per la traiettoria assunta dai diritti umani in Egitto”. I 31 Paesi firmatari, inclusi gli Stati Uniti e l’Italia, chiedono al Paese di Al Sisi di porre fine alla persecuzione di attivisti, giornalisti e oppositori politici, e il loro immediato rilascio.

Si tratta della prima dichiarazione congiunta dal 2014 assunta dal Consiglio e la seconda da quando il Paese arabo è guidato dal presidente Abdel Fatah al-Sisi.

La condanna è stata letta in un video dall’ambasciatrice della Finlandia Kirsti Kauppi.  A preoccupare i governi è “l’applicazione delle leggi sull’anti-terrorismo contro dissidenti pacifici” ma anche “contro attivisti per i diritti umani, persone lgbtq, giornalisti, politici e avvocati”. Riconoscendo “l’importante ruolo svolto dall’Egitto nella questione migratoria e nel contrasto al terrorismo nella regione”, i firmatari lanciano un appello: “Chiediamo all’Egitto di garantire spazio alla società civile – inclusi i difensori dei diritti umani – affinché nessuno lavori più nella paura di subire minacce, arresti, detenzione o altre forme di repressione”.

È stato chiesto in particolare di rimuovere “il divieto di viaggio e il congelamento dei beni” a questi soggetti, “incluso lo staff dell’Eipr”, cioè l’Egyptian Initiative for personal rights, la ong di Patrick Zaky, lo studente dell’università di Bologna, ancora detenuto in un carcere egiziano,  che negli ultimi mesi ha assistito all’arresto di vari dirigenti e collaboratori.

L’Egitto è un grande alleato degli Stati Uniti, ma la nuova Amministrazione Usa ha promesso di non tacere di fronte alla violazione dei diritti umani e all’abuso dellla legalità.  “Sono sette anni (Al Sisi è salito al potere nel 2013, ndr) che al Consiglio niente è stato fatto contro l’Egitto. La situazione è degenerata notevolmente, Questo è un passo cruciale”, ha commentato Amnesty International con Reuters. “Siano arrivati a un punto in cui è in gioco la sopravvivenza del movimento dei diritti umani in Egitto”.

La maggior parte dei firmatari sono Paesi europei, oltre ad Australia, Usa, Canada e Nuova Zelanda. Non si sono uniti né il continente africano né il Medio Oriente. L’Egitto ha risposto con “sorpresa e grande disapprovazione”, attraverso le parole del suo ministro degli Esteri.

Fonte: Repubblica

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