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LONDRA – Che cosa hanno in comune il figlio di un agente del Kgb sovietico, l’ex capitano di cricket dell’Inghilterra e il fratello minore di Boris Johnson? Risposta: nulla, fino a ieri. Ma d’ora in poi saranno tutti e tre membri della camera dei Lord, essendo fra i 36 nuovi “peers”, pari del regno secondo la dizione ufficiale, nominati dalla regina Elisabetta. La quale, in realtà, in linea di massima si limita ad approvare le candidature presentate dal primo ministro: per cui in sostanza è stato Johnson senior a nominare Johnson junior.

Già questo è di per sé un po’ sorprendente, perché Jo Johnson si è dimesso lo scorso anno dal governo britannico per il dissenso nei confronti della politica del fratello maggiore sulla Brexit. Un po’ per farsi perdonare, un po’ perché evidentemente i membri della famiglia Johnson vanno d’accordo anche se hanno idee politiche differenti (la sorella Rachel, anch’essa contraria alla Brexit, ha votato addirittura per un altro partito alle ultime elezioni, il liberaldemocratico), Boris o se vogliamo Sua Maestà ha dato lo stesso a Jo il titolo di lord e un seggio a vita alla camera alta del parlamento di Westminster.

Ma la sorpresa più grossa delle nomine di stamane è quella di Evegnij Lebedev, miliardario russo con anche cittadinanza britannica, editore di due quotidiani londinesi, l’Independent e l’Evening Standard, in sostanza ereditati dal padre Alexander, un ex agente del Kgb che si è rapidamente arricchito dopo il crollo dell’Unione Sovietica ed è a sua volta proprietario di un giornale a Mosca, la Novaja Gazeta, tra i più liberi nella stampa della Russia di un altro ex agente del Kgb, Vladimir Putin. Una decisione, quella di mandare Lebedev junior alla camera dei Lord, certamente destinata a suscitare qualche polemica, dopo che il recente rapporto sulle interferenze indebite della Russia putiniana sulla politica del Regno Unito ha messo in evidenza il ruolo giocato da vari oligarchi di Mosca prodighi di donazioni ai Tories e alla campagna per la Brexit.

Fra le altre nomine spiccano nomi significativi: due ex cancellieri dello Scacchiere, ossia ex ministri del Tesoro, che hanno entrambi aspramente avversato Boris Johnson e la Brexit, Ken Clarke e Philip Hammond, entrambi rimasti senza un posto in parlamento dopo essere stati espulsi dal partito conservatore per i loro voti dissenzienti dalla linea del premier.

Personalità importanti, in particolare Clarke, che fu già ministro del Tesoro nel governo di Margaret Thatcher e nella precedente camera dei Comuni aveva il titolo ufficioso di “Father of the House”, Padre della Camera, in quanto con la maggiore anzianità da deputato.

Il premier ha deciso di perdonare anche loro. E ha perdonato anche un’altra dissidente di rilievo, Ruth Davidson, ex leader dei Tories in Scozia, incarico lasciato lo scorso anno per trascorrere più tempo con il figlio dopo il suo matrimonio con un’altra donna. Anche lei era contraria alla Brexit. Pure lei è stata adesso onorata da Boris Johnson. Poiché anche i voti dei Lord hanno un peso, seppure minore di quello dei membri dei Comuni, vedremo se questi ex-nemici gli dimostreranno riconoscenza.

C’è infine da notare la nomina di un eroe sportivo, sir Ian Botham, ex capitano della nazionale inglese di cricket, sport amato dal premier come da molti ex-studenti di scuole private in questo paese. Nel 1981 fu protagonista di una sensazionale vittoria contro l’Australia. E lui sì è stato un ardente sostenitore della Brexit.

Le nomine della regina includono quella a sir, cavaliere, per Philip May, marito dell’ex premier Theresa May, per “meriti politici”: forse il merito, come lo intende Johnson, di avere consolato la moglie per come Boris ne ha preso il posto alla guida del governo. Anche questo, dunque, può essere interpretato come un ramoscello d’ulivo.

Niente pace, invece, con l’ex Speaker della camera dei Comuni, John Bercow, che ha lasciato il suo posto dopo dieci anni in cui, pur essendo ufficialmente un conservatore, ha dato più volte fastidio a Theresa May e poi a Boris Johnson. La prassi vorrebbe che ogni ex Speaker venisse nominato Lord. In questo caso il premier, citando accuse di bullismo contro Bercow da parte dei suoi collaboratori come motivo, ha ignorato la tradizione.
 

Fonte: Repubblica

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