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LONDRA – È cominciata come una protesta contro il tweet antisemita di un celebre cantante. Adesso è diventato un boicottaggio di 48 ore contro Twitter, accusato di avere aspettato troppo a reagire contro il “cinguettio” in questione. E anche Boris Johnson è intervenuto nella polemica, affermando che il social network “deve fare di più” sull’argomento. 

Il cantante è il rapper Wiley, nome d’arte del 41enne Richard Cowie, che venerdì scorso ha postato vari tweet contenenti riferimenti a teorie della cospirazione antisemita. Messaggi analoghi sono apparsi anche sul suo profilo Instagram, il social media delle immagini, di proprietà di Facebook. Il giorno dopo la polizia ha aperto un’indagine formale su Wiley per discriminazione razziale. E l’agenzia che lo rappresenta ha deciso di troncare ogni rapporto con lui: “Non c’è posto tra noi per l’antisemitismo”, dichiara un portavoce.

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I suoi post sotto accusa sono successivamente scomparsi da Twitter, sostituiti dall’avvertimento che violano le norme etiche del social network. Ma alcuni utenti ritengono che i messaggi antisemiti del rapper siano rimasti visibili troppo a lungo e che la decisione di cancellarli sarebbe dovuta arrivare prima. Per questo hanno lanciato un boicottaggio di 48 ore: due giorni interi in cui si impegnano a non postare nulla su Twitter, come ritorsione e condanna per l’accaduto.

Alla campagna, iniziata questa mattina alle 9 e lanciata con gli hashtag #NoSafeSpaceForJewHate e #48HoursSilence, partecipano decine di personaggi pubblici, tra cui i deputati laburisti David Lammy e Rosena Allin-Khan, la cantante Sophie Ellis-Bextor, l’attore Jason Isaacs, le personalità televisive Rachel Riley e Maajid Nawaz, l’ex calciatore e presentatore del calcio in tivù Gary Lineker, il rabbino capo di Londra Ephraim Mirvis, l’imprenditore lord Sugar, oltre ai profili su Twitter di Greenpeace UK, della Royal Opera House, dello Uk Holocaust Educational Trust e del settimanale Jewish Chronicle. 

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“Twitter ha permesso per 48 la diffusione di odio antisemita”, commenta l’attrice Tracy-Ann Oberman. “Il silenzio è complice. Unitevi a noi nel boicottare Twitter per due giorni”. Il rabbino capo Mirvis ha scritto a Jack Dorsey, amministratore delegato di Twitter, e a Mark Zuckeberg, capo di Facebook, ammonendo che “i social media hanno la responsabilità di agire senza ritardo contro il razzismo, l’inazione equivale alla complicità”.

Fonte: Repubblica

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