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ROMA. La “ragazza in lutto” di Banksy, l’omaggio del grande artista di strada alle vittime del Bataclan, è stata riconsegnata ieri alla Francia. Realizzata nel giugno 2018 sulla lamiera di una porta di sicurezza della discoteca parigina, era stata rubata il 26 gennaio 2019 per finire nella soffitta di un vecchio casale squinternato in Abruzzo. “Qualcosa è andato storto, se è rimasta lì per un anno e mezzo”, dicono il procuratore capo della Dda dell’Aquila, Michele Renzo, e il sostituto David Mancini che hanno coordinato e diretto le attività investigative insieme ai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale del generale Roberto Riccardi.

La ragazza in lutto è stata riconsegnata ed esposta ieri nella meravigliosa sede dell’Ambasciata di Francia a Roma, nel salone di palazzo Farnese. Ancora sotto sequestro, sarà riportata in Francia a disposizione delle autorità giudiziarie parigine che hanno inchiodato la catena francese di ladri che ebbe il coraggio di rapire un’opera dal significato morale enorme.

restituita alla francia la ragazza in lutto di banksy rapita al bataclan 1 - Restituita alla Francia la "ragazza in lutto" di Banksy rapita al Bataclan

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“Per noi è una testimonianza molto commovente – ha detto l’ambasciatore Christian Masset, ricordando il significato simbolico di questa restituzione che avviene il 14 luglio nell’ambito delle celebrazioni per la Festa nazionale – perché quattro anni fa in questo giorno ci fu l’attentato di Nizza, e un anno prima a novembre la strage al Bataclan che fece 90 morti. Questa porta è stata testimone del massacro, perché da questa porta di emergenza tante persone sono riuscite a scappare e a salvarsi”.

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L’opera rapita dal Bataclan e trafugata fino in Abruzzo si è lasciata dietro una catena di 12 arresti scattati in Francia proprio nelle ultime due settimane, dopo il ritrovamento nella soffitta italiana. Gli inquirenti mantengono il riserbo sui dettagli perché l’inchiesta è ancora in corso, ma si tratta delle quattro persone accusate di aver rubato materialmente l’opera e di altre otto persone accusate di reati legati alla logistica e alla ricettazione.

Sul fronte italiano, nei guai sono finiti in due: un albergatore con stretti rapporti familiari e solidi contatti in Francia e un altro sospettato di aver collaborato alla ricettazione. La famiglia cinese che occupava il casale in cui era stata nascosta l’opera è invece risultata del tutto estranea e inconsapevole.

Per gli inquirenti una cosa è certa: il furto e la ricettazione avevano uno scopo esclusivamente economico, senza risvolti di terrorismo o di altra natura: l’opera aveva probabilmente un committente ma la consegna non è mai avvenuta. L’inchiesta però non è chiusa, ed è proprio questo aspetto – la ricerca di chi abbia ordito un affronto così sfacciato a un’opera che rappresenta il dolore collettivo di tutti per le vittime della follia islamista – il capitolo mancante di questa storia. Nel frattempo, una volta riportata in Francia l’opera verrà probabilmente restituita al Bataclan, che potrà chiederne la restituzione quando la magistratura toglierà i sigilli.

Fonte: Repubblica

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