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Tra i dimenticati del mondo dello spettacolo, i gestori di discoteche si sono sentiti ancor più dimenticati. E in qualche modo lo si sentono anche adesso, malgrado le riaperture. “Felice di rivedere la Scala piena, ma noi siamo stati trattati in modo ben diverso”, dice Daniele Orlando, titolare del Fabrique, il più grande club musicale di Milano, 3.250 posti.

Cosa non la convince della riapertura, Orlando?

“Anzitutto,  il fatto che che molti neppure hanno chiuso. E non parlo di me, ma molte discoteche in realtà non avevano mai chiuso: erano aperte di soppiatto. Tanto, anche se arrivava un controllo, c’era una sanzione amministrativa da 400 euro. E tra fallire e pagare 400 euro di multa, secondo lei, uno cosa sceglie?”.

161656110 621b4af3 b6f2 4ada 9c21 16e436ac2309 - Riaprono le discoteche, il Fabrique di Milano: "Si torna a ballare ma regole assurde"

Ma adesso si riapre a norma di legge.

“Vediamo cosa succederà il 31 ottobre, quella sarà la data decisiva. Sarà la sera di Halloween, che per noi ormai conta quanto il Capodanno. Noi avremo la capienza del 50% da rispettare, bar, ristoranti e discopub no, solo il green pass da controllare e neppure gli impianti di aerazione da mettere: a una certa ora della sera sgombreranno i tavoli e si partirà con il ballo. Verrà fuori un bel pieno”.

Lei invece?

“Io avrò gli Eiffel 65 a suonare, un concerto, in cui però la gente ballerà anche. In quanto concerto potrei ospitare 3.250 persone sedute. Poi però dopo partirà un djset vero e proprio e allora potrei averne al massimo 1.625. Cosa faccio, caccio via metà dei clienti? Quindi farò 1.625 persone di capienza anche per il concerto, per rispettare il pubblico e anche l’immagine del Fabrique. Solo per questo, perché cosa vuole che sia una multa? Però capisce quanto queste nuove regole siano nebulose? Anche la comunicazione del Ministero è stata poco chiara”.

Tecnicamente è stato difficile adeguarvi?

“No, perché alcune regole le rispettavo già da tempo, come l’impiego di bicchieri monouso al bar. E l’impianto di aerazione senza riciclo d’aria tarato appunto su 3.200 persone l’avevo già. Le altre due regole, capienze a parte, saranno meno facili da far rispettare. Uno, la mascherina: la gente può levarla quando balla, perché è considerato sforzo fisico, ma deve metterla quando va al bar o alla toilette,e noi dovremmo sorvegliare su questo, non so some. Due, la registrazione dei clienti che ne consenta un eventuale tracciamento in caso di focolai: quindi a tutti quelli che non acquisteranno in prevendita dovremo chiedere non solo il green pass, ma anche codice fiscale e telefono, pensi alle code che si creeranno. Ma ripeto, il vero problema sono le capienze”.

Ci perdete molti soldi?

“Io magari resto in piedi, e a Milano penso anche l’Alcatraz, che anche così ha più di 1.000 posti. Ma tutti gli altri locali non vanno oltre i 700 posti, quindi ora 350. Come si può pensare che possano stare in piedi? Ma il problema riguarda anche me, certo. Tutti i prossimi concerti previsti sono in dubbio, con queste regole”

E perché?

“Perché sono tutti recuperi di concerti previsti negli ultimi due anni e poi sospesi per ovvi motivi. Sospesi, però, e riprogrammati. Quindi con tutti i biglietti già venduti ancora validi, se lo spettatore non se l’è fatto rimborsare. Quindi nel 2022 io avrò, o avrei, concerti con 3.250 biglietti venduti in una sala da 1.625, dato che la capienza al 100% c’è solo con i posti seduti, che è irrealizzabile per un concerto rock.E gli altri 1.625 che escludiamo? Mettiamo i nomi in un’urna e sorteggiamo tipo Champions League? Per cui aspettiamo e speriamo che le norme cambino di nuovo, con riaperture totali”.

Ci spera, ma ci crede anche?

“Io sì. Parlo coi numeri di adesso ovviamente. Non vedo come si possa andare contro la logica di riaperture sempre più ampie e diffuse. E non vedo come si possa pensare che entro l’estate del 2022 tutto non sarà tornato come ai bei tempi. Però vorrei dire che siamo stati trattati male, come settore, da untori”.

Addirittura?

“Vada a rileggersi cosa si scriveva alla fine dell’estate 2020, sembrava che la colpa della nuova ondata fosse solo nostra. Adesso, con i vaccini, le cose sono nettamente cambiate. Ma poi non si capisce il nostro ruolo sociale. Guardi le denunce per schiamazzi notturni a Milano. Sono schizzate in alto: noi serviamo anche come luogo di aggregazione per tanti ragazzi, e se non ci siamo noi la discoteca se la fanno all’aperto”.

Fonte: Repubblica

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