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Kabul – I talebani hanno formato il nuovo governo ad interim dell’Afghanistan, composto da jihadisti e ricercati e senza alcuna donna al suo interno. La conferenza stampa è stata convocata in fretta e furia in serata, senza preavviso. Il leader supremo del movimento, Haibatullah Akhundzada, da Guida suprema supervisionerà le principali decisioni mentre premier sarà il Mullah Hassan Akhund, già ministro degli esteri nel governo talebano degli anni novanta e nella lista nera dei terroristi di Onu e Unione europea.

Serajuddin Haqqani, forse la nomina più controversa, sarà ministro degli interni, il responsabile della polizia e della sicurezza. Si tratta del capo dell’omonima rete Haqqani, catalogata dal Dipartimento di Stato Usa come organizzazione terroristica per i suoi legami con al Qaeda. È ricercato dall’Fbi e su di lui pende una taglia di 5 milioni di dollari. Abdul Ghani Baradar, volto dei talebani dopo averne diretto l’ufficio politico in Qatar e fino alla vigilia dato come premier, diverrà vice primo ministro.

Mohammad Yaqub, figlio del fondatore dei talebani Mullah Omar, sarà ministro della difesa. Mowlavi Amir Khan Motaqi invece ministro degli esteri. Capo dei servizi segreti sarà Abdul Haq Wasiq (dal 2002 al 2014 recluso a Guantanamo) mentre il Mullah Abdulhaq Akund, ministro per la lotta al narcotraffico. Gli Usa hanno commentato: “Non c’è fretta per il riconoscimento”. Per il ministro Di Maio da Kabul arrivano “pessimi segnali”.

Ieri i talebani hanno disperso violentemente la prima grande protesta nella capitale, a dimostrazione che non tollereranno alcuna opposizione. La protesta è stata provocata dalla presenza a Kabul del generale Faiz Hameed, capo dell’intelligence pachistana protagonista dei colloqui per la formazione della nuova amministrazione. Il Pakistan ha sostenuto i talebani fin dagli anni ’90.

Il grande corteo di martedì ha anche espresso sostegno alla resistenza nella provincia del Panshir, la cui capitale è stata conquistata lunedì dalle forze talebane. Quando la marcia ha raggiunto il quartiere centrale di Shahr-e-Naw, le milizie talebane hanno iniziato a manganellare i manifestanti e a sparare in aria colpendo diverse finestre dello Star Hotel. Decine di organizzatori della protesta si sono rinchiusi nel seminterrato di una banca e molti altri sono stati arrestati. Manifestazioni anche a Herat, dov’erano di stanza i soldati italiani e dove la repressione ha provocato due vittime e otto feriti.

Le proteste sono un chiaro segnale che i talebani devono fare i conti con il malcontento all’interno della società afghana, in particolare a Kabul, una metropoli moderna, dove molti si oppongono al loro autoritarismo. Nel frattempo i talebani – probabilmente aiutati dai bombardamenti pachistani, sebbene non confermati – hanno dichiarato di aver conquistato anche le ultime valli del Panshir, notizia subito smentita dalle milizie della resistenza al fianco di Ahmad Massud.

Fonte: Repubblica

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