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Non ha mai partecipato a un corteo non autorizzato, non ha mai invitato la popolazione a scendere in piazza, eppure il giornalista Serghej Smirnov, direttore di un sito media russo indipendente, è stato condannato a 25 giorni di carcere per “organizzazione di proteste di massa” per aver ritwittato una battuta sulla protesta del 23 gennaio per chiedere la scarcerazione di Aleksej Navalnyj.

Una sentenza “ingiusta, assurda e vergognosa”, l’ha definita il Sindacato dei giornalisti e operatori dei media russo. E anche ironia dal momento che Smirnov è il direttore di Mediazona, il sito indipendente fondato dalle Pussy Riot sulle ingiuste detenzioni e gli abusi del sistema giudiziario.

Il retweet

Il tribunale Tverskoij di Mosca ha riconosciuto Smirnov colpevole di aver ripetutamente violato la legge sull’organizzazione di una manifestazione. La sua colpa: aver ritwittato una battuta sulla sua presunta somiglianza con il leader del gruppo punk Tarakany! (Scarafaggi!) che era accompagnata da una foto del cantante che segnalava l’ora e giorno dell’appuntamento delle proteste che hanno visto migliaia di russi scendere in piazza per chiedere il rilascio di Navalnyj.

Il fermo davanti al figlio di cinque anni

Smirnov era stato fermato lo scorso sabato 30 gennaio mentre passeggiava con il figlioletto di cinque anni nei pressi della sua abitazione. Era stato rilasciato solo diverse ore dopo, ma con l’obbligo di comparire in tribunale oggi mercoledì. Oltre 30 testate russe si erano mobilitate per la sua scarcerazione. “Prendere di mira Serghej Smirnov ha un solo obiettivo: terrorizzare la gente”, aveva commentato Meduza.

Le proteste  e la condanna di Navalnyj

Proteste in centinaia di città russe si sono tenute il 23 e 31 gennaio per chiedere il rilascio di Aleksej Navalnyj arrestato al suo rientro a Mosca dopo cinque mesi di convalescenza in Germania dove è stato curato dopo essere stato avvelenamento col Novichok.

Con l’accusa di aver violato la libertà vigilata per un vecchio caso risalente al 2014, ieri un giudice ha convertito in detenzione la sua condanna a tre anni e mezzo di carcere. Al netto dei mesi già passati ai domiciliari, l’oppositore dovrà trascorrere in cella almeno due anni e otto mesi. Ma rischia ulteriori condanne in altri due processi.

Le proteste seguite ieri al verdetto, secondo l’ong Ovd-Info, hanno portato all’arresto di oltre 1.400 persone, la maggior parte a Mosca. Salgono così a oltre 11mila i fermi legati alle manifestazioni per chiedere il rilascio di Navalnyj. Tra loro anche molti giornalisti.

Fonte: Repubblica

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