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NEW YORK – Accuse pesanti a Putin (“un killer”), sanzioni alla Cina su Hong Kong: la politica estera di Biden muove i suoi primi passi con una netta distinzione tra alleati e avversari. A differenza di Donald Trump che con i suoi dazi o con la minaccia di ritiro di truppe “sparava nel mucchio” e non tracciava distinzioni forti tra Angela Merkel e Xi Jinping, Biden ha le idee chiare sull’importanza delle coalizioni tra paesi amici. Ma non farà sconti ai grandi rivali strategici dell’America.

E’ un tema sottolineato dai suoi consiglieri del National Security Council che preparano il primo summit bilaterale con la Cina, domani sera ad Anchorage in Alaska. Biden vuole raccogliere tutti gli alleati per presentarsi al tavolo con la Cina affermando posizioni determinate su tutti i dossier principali. L’elenco dei terreni di scontro è lungo: da Taiwan a Hong Kong, dallo Xinjiang agli attacchi di hacker, dal 5G al commercio bilaterale.

Le accuse a Putin completano il quadro di un Biden falco, ancorché deciso a cambiare rotta rispetto all’unilateralismo di Trump. La premessa per l’uscita contro Putin è un rapporto dell’intelligence Usa sulle nuove interferenze della Russia nella campagna elettorale americana: questa volta si tratta dell’ultima, nel 2020, durante la quale Putin in persona avrebbe ordinato di “denigrare” il candidato democratico, cioè lo stesso Biden. Un bis dell’operazione compiuta nel 2016 contro Hillary Clinton, anche se stavolta il risultato non è stato lo stesso. Biden ne ha parlato nel corso di un’intervista televisiva con George Stephanopoulos della rete Abc.

Il presidente ha detto di aver avvertito Putin, in una telefonata a gennaio, su una reazione degli Stati Uniti per quell’interferenza. “Pagherà un prezzo – ha detto Biden – gliel’ho detto in una lunga conversazione. Lo conosco relativamente bene. Gli ho detto: io ti conosco e tu mi conosci, se arrivo alla conclusione che lo hai fatto, sii preparato”. E’ a quel punto che l’intervistatore lo ha incalzato, chiedendogli: “Lei conosce Vladimir Putin. Pensa che sia un killer”. “Lo penso”, ha risposto Biden. Poi il presidente ha ricordato che il giudizio su Putin non preclude la ricerca di accordi su alcuni terreni, com’è accaduto di recente con il rinnovo del trattato sulla limitazione degli arsenali nucleari. Il giudizio su Putin “assassino”, per quanto severo, è coerente con la posizione di tutte le diplomazie occidentali quando decisero sanzioni coordinate contro Mosca per l’uccisione tramite avvelenamento di un oppositore fuggito in Inghilterra.

E’ sulla Cina però che convergono le attenzioni e le energie dell’Amministrazione Biden: è Pechino il rivale strategico che questa America vuole riuscire a contenere. Le sanzioni varate colpiscono 24 alti dirigenti del regime, per gli abusi contro lo Stato di diritto a Hong Kong. E’ un segnale chiaro a poche ore dall’appuntamento di Anchorage, primo incontro al vertice tra le due squadre di politica estera: da una parte il segretario di Stato Antony Blinken e il National Security Adviser Jake Sullivan, d’altra parte i loro omologhi cinesi Yang Jiechi e Wang Yi.

Alti esponenti dell’Amministrazione Biden spiegano così l’approccio strategico di lungo periodo verso la Cina. “Primo, questa sfida si vince rafforzandosi a casa propria, cioè sconfiggendo la pandemia con i vaccini e rilanciando la crescita economica. Secondo, per avere una posizione di forza al tavolo del negoziato bisogna valorizzare il ruolo dei propri alleati e quello delle istituzioni internazionali”. Questo spiega l’importanza del primo summit globale presieduto da Biden, quello dell’alleanza quadrilaterale detta Quad, il club delle democrazie dell’Indo-Pacifico con India Giappone Australia; nonché della prima visita compiuta in carne ed ossa in due capitali straniere, Tokyo e Seul, dai segretari di Stato e alla Difesa.

Tra i messaggi inviati a Pechino c’è il rifiuto della “coercizione economica” contro alcuni paesi alleati. Un caso esemplare è l’Australia, presa di mira con pesanti ritorsioni commerciali da Pechino, per aver osato chiedere un’indagine internazionale sulle origini del covid. Un altro messaggio, sul terreno dei diritti umani, è che Biden rifiuta l’argomento per cui gli abusi perpetrati a Hong Kong, in Tibet e nello Xinjiang sono “questioni interne”. Su alcuni terreni Washington vuole rilanciare la cooperazione bilaterale: lotta alla crisi climatica, collaborazione in campo sanitario, accordi contro la proliferazione degli armamenti. La dottrina Biden è riassunta così dai suoi consiglieri più stretti: “Con la Cina saremo sempre in competizione; saremo cooperativi quando sarà possibile; ci comporteremo da avversari quando sarà necessario”.

Fonte: Repubblica

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