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Da questa mattina la scuola italiana è tornata, tranne poche eccezioni, alla didattica a distanza. Con 6,9 milioni di studenti costretti a seguire le lezioni da casa. E gli effetti del lockdown si sentono fin da piccolissimi, fin dal nido. Figurarsi che succede allora ai bambini e ragazzi più grandi, costretti di nuovo a non vedere compagni e docenti. Alessandra Sansavini, ordinaria di Psicologia dello sviluppo e dell’educazione all’università di Bologna, evidenzia che tutti risentiranno delle nuove restrizioni e alcuni ne subiranno di più le conseguenze: “La chiusura della scuola porta un aumento delle differenze individuali e sociali, soprattutto per i bambini e le famiglie più vulnerabili per condizioni di disabilità, povertà educativa o economica. Per questo, è importante pensare alla prevenzione, anche in prospettiva, per potenziare il supporto ai genitori e agli insegnanti, che sono comprensibilmente molto affaticati e in difficoltà nel far fronte da oltre un anno a questa condizione di emergenza ”.

Intanto però si è dovuto dire ancora una volta ai bambini che non andranno a scuola. Come farlo al meglio?

“Già dallo scorso anno, l’Autorità garante per l’infanzia ha elaborato e rese disponibili raccomandazioni su come spiegare la situazione di emergenza ai più piccoli, sulla base di quanto fatto anche dall’Organizzazione mondiale della sanità. È necessario parlare con i bambini in modo semplice e comprensibile, spiegando quanto sta accadendo, ma dando al tempo stesso messaggi positivi e rassicuranti. Si deve spiegare loro perché la scuola chiude e perché è necessario stare distanti, chiarendo che sono situazioni temporanee, utili per stare tutti meglio. L’esempio concreto è che se si rispettano ora le regole non ci si ammalerà e si potrà così tornare a vedere i nonni, giocare con gli amici al parco e tornare a scuola. È fondamentale dare loro un’idea di futuro positivo.”

Da che età i bambini possono risentire della chiusura delle scuole?

“È un problema per i bambini di ogni età anche se, a seconda della fase evolutiva, ci sono manifestazioni di disagio diverse. Fin dalla prima infanzia i bambini sono abituati a vivere seguendo alcune routine, sia in famiglia che a scuola: il venire meno di queste routine quotidiane può generare disorientamento, paura, ansia, sensazione di solitudine. Si pensi a quanto può incidere il non poter vedere adulti significativi al di fuori della famiglia, come gli educatori o i nonni, e essere costretti a stare in casa senza poter incontrare compagni e amici. Viene a mancare la socialità e tutte le esperienze che nascono dal contatto con il mondo esterno”.

Come li si può aiutare a superare questo momento e interpretare i segnali di disagio?

“Con bambini e ragazzi di ogni età è fondamentale che gli adulti, sia i genitori, sia gli insegnanti, si pongano in condizione di ascolto e dialogo empatico. I bambini risentono del comportamento degli adulti, che per loro sono un modello, quindi ascoltare e condividere le loro emozioni positive o negative è primario. Vanno confortati e rassicurati con il gioco, condividendo letture, narrazioni, coinvolgendoli in attività, come il disegno e il canto, e ancora in attività quotidiane come, ad esempio, cucinare. Ascolto e apertura nei confronti dei figli sono basilari anche con gli adolescenti, seppure abbiano altri traguardi evolutivi. I ragazzi hanno bisogno di mantenere il contatto con l’esterno, con i loro coetanei, perché sono nella fase in cui sviluppano la loro identità e autonomia. In questo senso l’utilizzo delle tecnologie può aiutare a mantenere le relazioni con gli altri.”

Che strategie si possono attuare per sostenerli nella Dad?

“La finalità della Dad è prima di tutto di mantenere una relazione tra bambini e scuola, perché il gruppo classe è un ambiente fondamentale per creare relazioni e non solo per l’apprendimento. I genitori devono sostenere i bambini se chiedono aiuto, ma non sostituirsi agli insegnanti. L’utilizzo della Dad richiede un’alleanza tra scuola e genitori, consapevoli che si tratta di un’emergenza. La didattica a distanza non può in alcun modo sostituirsi all’apprendimento in presenza ma permette, nella situazione di lockdown, di mantenere le relazioni sociali e proseguire il percorso scolastico, se pur con modalità di insegnamento e apprendimento diverse”.

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Come occupare il loro tempo se non possono andare al parco o fare sport?

“È importante che la famiglia cerchi di mantenere le routine quotidiane, coinvolgendo i bambini in attività piacevoli da fare insieme, anche giochi di movimento compatibilmente con gli spazi, ma lasciando ai bambini i propri tempi e spazi per esplorare, sperimentare, pensare, fare domande, rimanendo in ascolto. Si può fare dell’emergenza un’occasione per scoprire nuovi modi di stare insieme”.

Questo coinvolgimento può essere più difficile con gli adolescenti?

“È fondamentale che i genitori diano fiducia ai propri figli. Ai più grandi vanno lasciati i propri spazi, suggerendo alcuni limiti. Ci si deve porre in atteggiamento di apertura, ascolto e dialogo nella consapevolezza dell’importanza delle relazioni dei ragazzi con i loro coetanei, ma non si può prescindere da un accompagnamento e da alcune regole: gli studi hanno dimostrato, ad esempio, che rimanere connessi fino a tarda notte può portare ad alterazioni nel ritmo del sonno”.

Fonte: Repubblica

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