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Un’altra notte di scontri a Belgrado. Dopo le misure annunciate dal governo per contenere la pandemia di coronavirus, per la quarta notte consecutiva centinaia di manifestanti si sono radunati ieri sera davanti al Parlamento della capitale serba per protestare contro il presidente populista Aleksandar Vucic e l’esecutivo guidato dalla premier Ana Brnabic. Settantuno gli arresti da parte della polizia, 14 gli agenti rimasti feriti negli scontri. Tra i feriti anche diversi giornalisti.

serbia quarta notte di scontri a belgrado 71 arresti - Serbia, quarta notte di scontri a Belgrado: 71 arresti

I manifestanti, in prevalenza legati ai partiti della destra serba, hanno violato il divieto di raduni di massa scagliando bottiglie, pietre e fumogeni contro la polizia che sorvegliava il Parlamento. Le forze dell’ordine hanno risposto con gas lacrimogeni per disperdere la folla. La manifestazione principale si è svolta, invece, in modo pacifico. Secondo alcuni leader dell’opposizione, i nazionalisti di estrema destra che hanno provocato i disordini sarebbero controllati proprio dal governo per screditare la protesta pacifica portata avanti da migliaia di cittadini contro le politiche autoritarie del presidente Vucic. 

serbia quarta notte di scontri a belgrado 71 arresti 1 - Serbia, quarta notte di scontri a Belgrado: 71 arresti

Ieri la premier, Ana Brnabic, ha annunciato 18 decessi a causa del coronavirus, il numero più alto dall’inizio della pandemia nel Paese balcanico. La Serbia ha registrato oltre 17.300 contagi e 352 decessi da marzo e le autorità sanitarie hanno avvertito che gli ospedali sono quasi pieni a causa dell’ultimo aumento di casi. Vucic ha denunciato il coinvolgimento di servizi di sicurezza stranieri non specificati nei disordini e ha promesso che non sarà rovesciato.

Le proteste sono iniziate martedì notte dopo che il presidente Vucic aveva ventilato l’ipotesi di un nuovo coprifuoco nel weekend per la capitale. I manifestanti accusano Vucic di governare in modo autoritario, di aver diffuso dati che sottostimavano il numero di morti e di contagi e di aver fatto uscire il Paese dal lockdown per motivi elettorali. In vista delle elezioni del 21 giugno, infatti, vinte a larghissima maggioranza proprio dal Partito Progressista (conservatore, a dispetto del nome) del presidente, tutte le restrizioni legate al virus erano venute meno. Secondo un’inchiesta del portale investigativo Birn, nei giorni precedenti le elezioni, tra il 17 e il 20 giugno, i contagi giornalieri in Serbia erano molti più numerosi rispetto a quelli annunciati dalle autorità: tra i 300 e i 340 contro i 97 resi pubblici dal governo . 

Fonte: Repubblica

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