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La guerra in Siria è tutt’altro che finita: i combattimenti proseguono soprattutto nella zona di Idlib, ultima roccaforte dei gruppi antigovernativi. Qui nelle prime ore di oggi un bombardamento dell’aviazione russa, alleata di Bashar al Assad, ha colpito il campo di addestramento di Jabal al Dweila, sui monti Zawiya, a ovest del capoluogo Idlib e poco lontano dal confine turco. Il campo appartiene a Faylaq al Sham, un gruppo di guerriglia antigovernativo sostenuto dal governo di Ankara.

Un’ottantina di miliziani sono rimasti uccisi, i feriti sono un centinaio, molti in condizioni critiche. Fra le vittime, secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, c’è anche la leadership del gruppo d’opposizione. Nei giorni scorsi le forze turche si sono ritirate dall’avamposto di Morek, nella provincia di Hama, dopo un lungo periodo in cui erano accerchiate dall’esercito governativo di Damasco.

L’offensiva russo-siriana rimette parzialmente in discussione la tregua concordata da Ankara e Mosca nella prima parte dell’anno, per arrestare i combattimenti e fermare l’ondata di profughi che abbandonano le zone degli scontri.

Altri scontri sono segnalati nelle zone di Deir Ezzor e Raqqa, ma la dinamica degli avvenimenti non è chiara. Secondo alcune fonti le Forze democratiche siriane (l’alleanza anti-Isis a guida curda) stanno ripulendo dalle cellule jihadiste ancora attive. Secondo altre fonti, i jet della coalizione alleata delle SDF (cioè sostanzialmente i caccia americani) hanno colpito posizioni delle forze governative, dopo che queste avevano bombardato le SDF.
 
 

Fonte: Repubblica

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